"Ricordatevi dell’Università": una richiesta puntuale al centro del testo illustrato da Piero Tosi, Presidente della CRUI, che come tutti gli anni ha delineato lo stato delle Università Italiane e le prospettive per il futuro. "Alle forze politiche tutte – ha sottolineato Tosi parlando dall’Auditorium della Musica di Roma– l’Università chiede che il Governo che uscirà dalle elezioni promuova una convocazione degli stati generali dell’Università, una grande assise nazionale, preceduta da un documento programmatico discusso negli Atenei e tra le forze sociali, produttive e professionali del Paese, che ridefinisca la missione e il senso dell’Università". Accanto alla Costituente i Rettori hanno inoltre chiarito che sarà necessario "mettere mano a un testo unico che raccolga la pletora di norme sull’Università, mettendo in chiaro quale sarà il volto dell’Università italiana del terzo millennio ed escludendo da questo ambito le entità che non integrano ricerca e formazione".
La relazione sullo stato delle università italiane è stata indicata come la giornata chiamata a rompere le tradizionali barriere tra l’università e il resto del paese. Un’occasione di comunicazione che Tosi ha utilizzato per portare dati utili a confutare gli "idola academiae" che spesso macchiano l’immagine degli atenei: a partire dalla scarsa efficacia della formazione e dalla bassa qualità della ricerca. "I laureati – ha invece replicato il Presidente della Crui – sono aumentati del 33% in tre anni e nello stesso periodo gli abbandoni si sono scesi dal 70% al 35%". "Abbiamo un basso numero di ricercatori – ha inoltre proseguito Tosi –, circa la metà della media europea, e i nostri giovani sono tra i meno pagati d’Europa. Ma, nonostante questo, a parità di numero di ricercatori la nostra produzione scientifica è nella media europea".
L’università italiana vanta poi una solidità istituzionale spesso sconosciuta all’esterno. Lo testimoniano il suo livello di spesa e il fitto dialogo con le forze private. "La percentuale delle spese per il personale sul totale delle uscite è – afferma Tosi – in due terzi degli atenei inferiore al 61%". "Il contributo dello Stato e degli Enti locali alle università – rilancia inoltre il Presidente – è una percentuale delle entrate inferiore al 65% in ben 30 università. Non esiste, nel panorama del nostro sistema pubblico, un comparto che abbia la capacità di raccogliere tante risorse dal privato".
Avviandosi verso le sfide del futuro il sistema università promette di impegnarsi nella riforma dei concorsi, ripristinando l’idoneità nazionale, e nella trasparenza amministrativa, rinviando a un organo esterno la valutazione del proprio operato. Nel contempo chiede però una reale autonomia nelle scelte, possibile solo in presenza di un paese propenso a investire in ricerca, formazione e innovazione. "In questo frangente – puntualizza Tosi – ribadisco che un ruolo indispensabile va giocato dallo Stato, che deve fornire sicurezza agli atenei sulle risorse con piani pluriennali che allineino finalmente i fondi pubblici per la nostra università alla media europea dei finanziamenti per la formazione superiore".
La chiusura è infine lasciata a una riflessione più estesa sui rapporti tra società civile. In un mondo che non riesce a eliminare dal proprio progresso civile i drammi del terrorismo e della messa in discussione di alcuni diritti fondamentali dell’uomo, l’università può porsi come laboratorio di conoscenza e motore di un nuovo umanesimo critico. Le università, ha concluso Tosi, "sono anche luoghi dove si sperimenta la costruzione di una grande utopia planetaria".