Il "Codex rescriptus" risale al V sec. d.C, contiene le Istituzioni di Gaio, ed è l'unica opera del diritto classico romano giunta ad oggi tal quale, non rielaborata dai Compilatori giustinianei. Il codice, attualmente conservato alla Biblioteca Capitolare di Verona, non è soltanto prezioso in sé, ma anche frutto di una grande avventura: un ‘avventura culturale, perché nell’ottocento il suo ritrovamento sollevò dispute accademiche che sconfinarono in intrighi e giochi di potere.
Un’avventura "tecnologica", oggi perché solo applicando metodiche estremamente sofisticate (sul genere di quelle utilizzate dalla NASA) gli studiosi sono riusciti ad arrivare al "vero" testo, quello originale e autentico come scritto da Gaio e a leggere parti di manoscritto che finora non erano state assolutamente decifrabili con gli strumenti tradizionali.
E’ stato il prof. Filippo Birguglio, docente di Istituzioni di diritto romana, con pazienza da amanuense, infatti, ad applicare le tecniche di acquisizione di immagini digitali che hanno consentito di "vedere sotto" attraversando gli strati secolari di scritture sovrapposte e di arrivare al manoscritto originale.
Il Codex Rescriptus verrà presentato martedì 20 giugno alle ore 11.00 presso la Facoltà di giurisprudenza (via Zamboni 22) nel corso di un incontro organizzato dal prof. Birguglio, dal titolo "Gaio Ritrovato - le pagine scomparse nel codice veronese delle Institutiones", cui parteciperanno il presidente del corso di laurea in scienze giuridiche prof. Danilo Dalla, i docenti della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università mediterranea di Reggio Calabria prof Felice Costabile, Francesco Amarelli e Orazio Licandro.