In Aula Magagni, alle 15,30, c’erano oltre venti studenti, e altri si sono aggiunti dopo, con una docente (Maura de Bernart). Stefano, di Mesagne, con un fratello che studia lì alle superiori, ha aperto riflettendo sulla giovane età di troppe vittime: di Melissa, ma pure del quindicenne Rom ucciso quello stesso giorno in Campania, e di tanti altri. Perché? Mara, preoccupata dell’arbitrarietà che le pare segnare il quadro generale, talora anche il contrasto di questi fenomeni, ha auspicato un senso universalistico di legalità. Vera, individuando i semi di questo senso di legalità nei tanti giovani che si sono riuniti a Brindisi, cercando futuro ben al di là delle immagini mediatiche, ha sottolineato come tutti abbiamo un po’ di responsabilità, anche nel rilanciare il paese sotto il profilo economico e sotto quello umano, senza isolare magistratura, carabinieri ed altri. Claudia, contenta dell’affluire di giovani e cittadini già dal sabato sera anche nella piazza Saffi a Forlì, ha ribadito che occorre impegnarsi quotidianamente, non solo in queste occasioni, che speriamo non si ripetano mai più. Girolamo ha ripreso sulla crisi, che attraversa anche le famiglie, e sull’esigenza da parte dei giovani di uscire dalla mentalità del "tutto e subito", per costruire futuro. Anche Ruggero, di Barletta, ha insistito che siamo tutti colpevoli del "volere tutto e subito", e questa mancanza sociale, non solo i problemi delle istituzioni, favorisce le mafie. Lorenzo, dottorando, ha messo in luce il legame tra cultura mafiosa e paura, e l’urgenza di vincere l’una e l’altra con la pratica quotidiana della democrazia. Federica ha parlato del suo spavento, per il clima di malessere diffuso e le immagini distorte dei media, "perché in Melissa vedo tutti noi".
Alle 16,30 ci si è alzati in piedi, per un prolungato silenzio in memoria di Melissa Bassi, come richiesto anche dal Rettore e dalla CRUI. Ma poi c’è stata ancora voglia di parlare, e si è rimasti lì a lungo, chiedendosi come anche i docenti e gli insegnamenti possano aiutare: ascoltando di più le paure ed i pensieri dei giovani, concedendo più tempo al dialogo comune, magari anche aperto alla città, e pure, nello specifico, aprendo a queste problematiche gli insegnamenti di tipo storico e criminologico, ma anche quelli dedicati alla globalizzazione e simili. "Viviamo sempre in bilico", si è detto, e in questo la cultura può aiutare molto sia a capire sia ad orientarsi. Giovani del Sud e del Nord, insieme per più di due ore, a confrontarsi in maniera seria e costruttiva: vicini a tutti coloro che sono stati più colpiti dalla strage di Brindisi, e auspicando che davvero cose simili non accadano mai più, ci si è lasciati con la promessa di tornare ad incontrarsi ancora, presto, per ragionare insieme, perché ce n’è bisogno. Segno del fatto che è tempo di passare dalla paura alla speranza?