Unibo Magazine

Una torta di circa 19 milioni di euro (bilancio di previsione 2009) che rappresenta il grosso di risorse destinate alle facoltà (restano fuori solo quelle per l’internazionalizzazione). In futuro tale somma non sarà più suddivisa su base storica, come negli ultimi anni, ma secondo criteri oggettivi di fabbisogno e di qualità, che tengono conto tasso di soddisfazione di studenti e laureandi e della percentuale di chi si laurea nei tempi previsti . Nel contempo le facoltà avranno molta più autonomia nella gestione delle risorse. E' la proposta di cui si è iniziato a discutere ieri in Senato Accademico.

Attualmente sulla spesa di quei 19 milioni gravano una ventina di vincoli. Si tratta infatti di risorse sminuzzate in diverse voci di entrata, ciascuna con propri criteri di riparto, spesso accompagnati da limitazioni di impiego. La proposta di SiFa che sta per "Sistema di gestione contabile integrata per la didattica delle Facoltà" elaborata da un tavolo di lavoro tra commissione didattica e bilancio, insieme al prorettore Guido Gambetta, lascia invece libere le facoltà di gestire le risorse loro affidate, fatta eccezione per le risorse al diritto allo studio, che per legge non possono essere ridotte, e per le quali si prevede un ulteriore vincolo interno di Ateneo in merito alle borse di studio e alle tesi all’estero.


"La proposta coniuga autonomia delle facoltà e obiettivi di sistema" è il commento del Prorettore all’innovazione gestionale Marco Depolo. "I presidi devono poter compiere scelte strategiche, ma in armonia con la strategia generale dell’Ateneo. Ci siamo ispirati al lavoro già fatto per i Dipartimenti". Secondo Alice Corradi,  dirigente dell’Area programmazione e controllo, migliorano anche trasparenza e uniformità di trattamento tra le strutture nelle varie sedi di ateneo.

La proposta di SiFa, ancora del tutto interlocutoria e passibile quindi di più di un aggiustamento in corso d’opera, prevede che, a partire dal 2010, il fondo per la didattica sarà distribuito per l’85 per cento su base storica, mentre per il restante 15 per cento quasi interamente secondo indicatori di fabbisogno e di qualità. Per le Facoltà viene inoltre predisposta una rete di protezione. Le variazioni così prodotte nel riparto delle risorse, non potranno in ogni caso oscillare oltre un 10 per cento in più o in meno, rispetto al 2009, al netto però dei tagli statali.
 

Il 15 per cento innovativo sarà calcolato sulla base del numero di studenti delle facoltà, ma questi, avranno un peso diverso, e qui sta la novità, sulla base di indicatori di fabbisogno e qualità. Nella quota di riequilibrio del fabbisogno, che vale circa la metà (7%), conteranno di più gli studenti (si considerano come costo equivalenti) di quelle Facoltà con un minor rapporto studenti/docenti, o con un minor costo dei docenti assunti rispetto agli iscritti, o dove i docenti non sono sufficienti a coprire le attività didattiche programmate.

Nella quota di incentivo alla qualità (un altro 7%) si guarda di nuovo al numero degli studenti, ma a pesare di più stavolta saranno quelli delle facoltà che hanno un maggior tasso di gradimento da parte di iscritti frequentanti e laureati, sia per quanto concerne la didattica, sia per i servizi, e con una minor percentuale di laureati fuori corso.

E il diverso peso tra facoltà e facoltà potrebbe non essere trascurabile. Nella proposta di ieri ad esempio, gli studenti delle facoltà di punta conterebbero quasi il doppio di quelli delle facoltà di coda. In media si può stimare che ad una facoltà potrebbero andare, in linea del tutto teorica e solo sulla base di questi parametri di fabbisogno e qualità, circa 80mila euro in più o in meno delle altre.

Il restante 1 per cento della torta, verrebbe invece lasciato come quota di garanzia, per fronteggiare eventuali emergenze.