Unibo Magazine

Come misurare il grado di "stabilità" di una società? Come stabilizzare aree potenzialmente instabili, con quali strumenti e con quale rapporto tra organizzazioni internazionali e stakeholders locali? Quale ruolo per la NATO in questo contesto? Sono alcune delle domande alle quali ha cercato di fornire risposta il convegno “Projecting stability in an era of hybrid warfare and terrorism: which NATO role?”, organizzato dall’Università di Bologna in collaborazione con l’Alto Comando Trasformazione della NATO e l’Istituto Affari internazionali (IAI) di Roma.

Arrivato alla sua quinta edizione, l'appuntamento - del quale sono responsabili per l'Alma Mater la professoressa Sonia Lucarelli e Francesco Moro del Dipartimento di Scienze politiche e Sociali - si è svolto nel Centro Residenziale Universitario di Bertinoro. L’evento è frutto di una collaborazione tra NATO ACT e l’Università di Bologna sancita da un memorandum of understanding tra le due istituzioni firmato nel 2006 e rinnovato nel 2015.

I lavori si sono aperti con i saluti del direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali Filippo Andreatta, il direttore del programma difesa dello IAI Alessandro Marrone e il direttore della Direzione Generale Pianificazione del Comando Transformazione della NATO, Generale William Hickman.

Al centro del dibattito - che ha visto la partecipazione di oltre sessanta studiosi in arrivo da atenei e think tanks europei e americani - il tema della stabilità e delle politiche di stabilizzazione. Le due sessioni plenarie e i tre working group paralleli si sono cimentati nella difficile individuazione di criteri per la misurazione del grado di stabilità di società e regioni, nella valutazione del rapporto tra crimine organizzato, terrorismo e immigrazione nell’area del Medio Oriente e Nord Africa e nella valutazione del contributo della NATO alla stabilizzazione dell’area, con particolare attenzione al consolidamento e alla trasformazione delle istituzioni di sicurezza (Defense Institutions) nei paesi oggetto di studio. Ne è emerso un vivace dibattito tra studiosi e practitioners di diversa provenienza e formazione che ha messo in luce la natura multi-dimensionale delle minacce e la necessità di immaginare e implementare risposte capaci di affrontare i diversi aspetti che contribuiscono a creare stabilità.