"Ho sempre un po’ detestato l’espressione le regole del gioco usata in riferimento alle norme giuridiche, così l’ho invertita e ne è nato il titolo di questo libro: Il gioco delle regole". Inizia con una battuta l’intervento di Guido Rossi, l’ex presidente di Consob, senatore e grande esperto di mercati e capitalismo italiano, in Aula Absidale lo scorso venerdì per presentare il suo ultimo libro: Il gioco delle regole (Adelphi editore) appunto.
L’incontro, promosso da Librerie.coop, che domenica 26 ha inaugurato il suo nuovo centro all’ex-Officine Minganti di via della Liberazione, ha coinvolto il Sindaco della città, Sergio Cofferati, il Rettore Pier Ugo Calzolari, il prof. Marco Cammelli. A loro Guido Rossi non ha lesinato critiche al mercato economico del nostro paese: "Quello italiano – ha detto Rossi - è un capitalismo strutturalmente opaco, perché gli imprenditori che lo rappresentano, lo sono. E l’opacità è un fatto culturale, il fastidio della trasparenza, la vocazione a non mettere tutto in chiaro, alla luce del sole".
"L’Italia – ha proseguito Rossi - attraversa una fase di completa frantumazione delle regole, al punto che l’esercizio preferito di molti è di fare come meglio credono, e cioè di giocare con le regole". "La delegittimazione del diritto – ha infatti affermato anche il Rettore - è diventata la prassi, la tendenza diffusa e omogenea della società contemporanea".
I diritti civili - hanno riflettuto i presenti - sono le prime vittime di questa corsa del mercato: violati come sono sia dal terrorismo internazionale sia dalle azioni militari della comunità internazionale. E poco serve di fronte a questo scenario il ricorso all’etica. "Si fa etica ormai di tutto. L’etica dell’impresa, l’etica della globalizzazione, della politica: perfino l’etica dei musei", dice sorridendo l’autore. "La verità è che quando una struttura non sa più darsi delle regole, allora le cerca nell’etica. Ma è un ritorno pericoloso e incomprensibile: "Non si può legiferare sull’etica. Essa appartiene ad un’altra dimensione, non a quella della norma giuridica".
La politica non è stata esclusa dalle critiche. "C’è tutta una filosofia, che ha molto affascinato in questi anni – ha dichiarato il Sindaco - secondo cui le regole sono un ostacolo, un freno allo spirito imprenditoriale. Ma è una visione fallimentare. Occorre quindi reintrodurre soglie invalicabili, regole certe, costi per chi le elude". In altre parole, "un fondamento democratico e un principio di reciprocità per cui, in ogni rapporto e contrattazione, le regole devono valere per ciascuna delle parti in causa".
"L’economia non vuole lo Stato – ha infine concluso l’autore – ma lo Stato deve garantirne il rispetto e l’efficacia del contratto per le parti. La politica ha questo compito: riflettere sul proprio ruolo legislativo, sulla propria funzione primaria, che è quella di fare le leggi, di dare le regole del sistema. Ricordando – continua Rossi –che nei paesi anglosassoni la classe dirigente si chiama ruling class, nel doppio e decisivo senso, del fare le regole e, al contempo, del sottoporsi ad esse, rispettandole".