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Hanno fatto moltissime domande i rettori e prorettori provenienti da una trentina di università russe, nel corso dell'incontro, promosso dal Prorettore alle Relazioni internazionali prof. Roberto Grandi e dal Dipartimento Amministrativo Relazioni internazionali e condotto dalla docente di lingua russa allo SLIMT di Forlì Svetlana Slavkova, martedì scorso in Rettorato.

Al centro dell'incontro l'illustrazione dei vari protocolli Europei - in particolare la Dichiarazione di Bologna - che regolano il sistema dell'istruzione superiore nell'Unione Europea. Domande, dunque tantissime, per illuminare i vantaggi e gli svantaggi del sistema in vigore in Italia e in Europa.

Il fatto è che praticamente da sempre in Russia l'istruzione universitaria è di cinque anni: segmentare in due parti il percorso - è questa la perplessità - potrebbe indurre a una caduta della qualità culturale della preparazione complessiva. D'altronde, però, l'adesione al modello europeo avrebbe il vantaggio, per i giovani russi, di poter accedere più facilmente al mercato internazionale del lavoro, che ora mette molti paletti al riconoscimento dei titoli di studio al di là di quella che un tempo era la "cortina".

Un'altra differenza fondamentale tra i due sistemi è che per il loro sistema l'accesso a qualunque facoltà universitaria è a numero chiuso: la selezione è all'ingresso, però poi chi continua e procede per cinque anni filati, ottiene una formazione e preparazione assai approfondita. Anche per questo la delegazione era interessata all'accoglienza che le imprese italiane riservano ai laureati triennali, anche per sapere, operativamente, quali sono gli sbocchi professionali per chi non ha accumulato i cinque anni che invece in Russia sono "normali".

La prof.ssa Slavkova ha espresso un giudizio molto positivo sull'iniziativa, che ha avuto il merito di soddisfare il desiderio di informazione, prodoromo a qualunque tipo di "integrazione".