Trapianto di cuore: 10 sacche. Trapianto di fegato: 15 sacche. Trapianto di polmone: 15 sacche. A ogni intervento chirurgico scorrono fiumi di sangue. Il Policlinico universitario Sant’Orsola Malpighi, centro d’eccellenza verso cui convergono pazienti complessi da tutta Italia, ne consuma 28 mila sacche all’anno. Un fabbisogno che il suo centro di raccolta riesce a coprire solo al 50% imponendo all’azienda grossi sforzi economici per attingere la restante metà di sangue dal centro di compensazione e dalle altre aziende ospedaliere del territorio.
Il deficit cronico di globuli rossi concentrati, plasma e piastrine – tutti elementi non riproducibili artificialmente – impone di razionalizzare l’utilizzo della risorsa "sangue". Le modalità per farlo sono il tema del congresso "Uso del sangue nella pratica clinica. Le diverse esperienze", ospitato dall’Aula Magna delle Nuove Patologie (padiglione 5) del Policlinico S. Orsola Malpighi sabato 8 settembre dalle 8.30 alle 13.15. "Obiettivo dell’iniziativa – spiega il prof. Roberto Conte, direttore al policlinico del reparto di Immunoematologia e trasfusione – è dare delle linee guida a partire dall’esperienza del Sant’Orsola". In platea ci saranno i medici delle aziende sanitarie cittadine, ma il messaggio spera di arrivare oltre: "Noi – prosegue Conte – contiamo di lanciare un appello a tutta la cittadinanza". "Nella speranza – interviene Vito Bongiovanni, neo direttore sanitario del Sant’Orsola – di liberare le mani a quel chirurgo che, nella locandina del congresso, è simbolicamente bloccato da un laccio emostatico, perché la mancanza di sangue gli impedisce di portare a termine gli intereventi a elevata complessità che qui a Bologna possiamo fare".
Dopo le polemiche attorno all’eventuale divieto di donazione per gli omosessuali, i promotori dell’incontro ricordano assieme che in città nessuna categoria sociale è esclusa dalla donazione. "La selezione – spiega infatti Roberto Conte – avviene non in base alla categoria di appartenenza, ma in base al comportamento. Se un omosessuale dichiara di avere rapporti stabili con il suo partner può donare". La sicurezza, inoltre, è oggi garantita da minuziose analisi biomolecolari che hanno drasticamente abbassato le soglie di pericolo: "Al momento in Italia – afferma Conte – il rischio di contrarre l’epatite C dopo una trasfusione si verifica su una sacca ogni 500.000. E, per quanto riguarda l’Hiv, il rapporto scende a uno su 1.000.000".
Per chi accetta di donare – lo si può fare sia al Sant’Orsola che all’ospedale Maggiore – c’è più di un vantaggio. In primo luogo alcuni studi testimoniano un abbassamento dei rischi cardiovascolari e poi, a ogni prelievo, si è soggetti a uno screening preventivo che può scongiurare l’insorgere di problemi più gravi.
L’appello a donare il sangue che viene lanciato congiuntamente dai promotori del convegno - Fidas (Federazione Italiana associazioni Donatori di Sangue) e Advs (Associazione Donatori Volontari di Sangue) - si rivolge ovviamente anche alla popolazione studentesca dell’Università. "Stiamo pensando a un’azione sui nostri studenti", conferma anzi Paola Landini, Preside della Facoltà di Medicina. "Sono circa 100 mila giovani in gran parte sani – conclude la docente – e stiamo già pensando a quali forme di incentivo ricorrere per invitarli a donare".