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"Piccolo", "frammentato" e "omogeneo". Sono i tre aggettivi che Pietro Greco, fisico di formazione e giornalista scientifico di professione, utilizza per descrivere l’universo della comunicazione scientifica nei mass media. Il flusso di comunicazione è "piccolo", perché tale è la percentuale di spazio dedicata alla scienza sul totale di quello disponibile: in media l’1,6% stando a una ricerca del 2002. Il flusso di comunicazione è frammentato, perché alterna momenti di grande attenzione a pause di oblio. E il flusso di comunicazione è omogeneo, perché l’inchiesta è assente e le testate premiano all’unisono la ricerca "carina" e consona alle strategie di marketing.

Pietro Greco elabora queste tesi all’interno di "Mr. Marketing in redazione", uno dei capitoli del lungo dossier sulla scienza in pubblico pubblicato nell’ultimo numero bimestrale Sapere. Trenta pagine ricche di rimandi bibliografici che contemplano, oltre appunto all’articolo di Greco sul giornalismo scientifico, una riflessione di Federico Neresini sulla sociologia della comunicazione della scienza (effetti dei media su pubblico e decisori politici), un saggio di Giovanni Carrada sugli sforzi divulgativi fatti dagli scienziati in prima persona (da Luigi Luca Cavalli Sforza per la genetica delle popolazioni a Stephen Hawking per la fisica), e un intervento di Carlo Bernardini sulla tendenza di lunga data in Italia a considerare la scienza una cultura di serie B.

Il numero di dicembre di Sapere ospita inoltre un articolo dal taglio storico di Marco Taddia, docente di chimica analitica al Dipartimento di Chimica Ciamician. Taddia, già curatore assieme a Marco Ciardi della traduzione italiana degli Opuscoli Fisici e Chimici di Antoine Laurent Lavoisier, torna in queste pagine a parlare di storia della chimica. La sua incursione nel passato questa volta riporta a noi gli esperimenti di Carlo Ludovico Morozzo, naturalista piemontese di due secoli fa, che fu tra i primi in Italia a studiare il colore dei fiori e la rugiada. Più di una volta questo personaggio, molto discusso dagli storici, trasse conclusioni errate dai suoi esperimenti. In compenso, però, le sue ricerche produssero una considerevole mole di dati sperimentali. "Di Morozzo – scrive Taddia – si conoscono trentacinque lavori a stampa e alcuni inediti. Parte di questi sono di argomento naturalistico e trattano di zoologia, mineralogia, paleontologia e geofisica; qualcuno di zootecnia, astronomia, fisica, mentre gli altri, più della metà, sono attinenti la chimica".