Presentato mercoledì in Cappella Farnese il Piano Urbanistico dettagliato per l’allestimento del nuovo quartiere urbanistico universitario nell’area Bertalia-Lazzaretto. Per dare il via ai lavori manca solo l’approvazione della Giunta comunale: occorreranno almeno dieci anni per concludere l’opera che coinvolgerà 73 ettari di territorio cittadino con un investimento di 75 milioni di euro. Nell’area, che costruirà una cerniera tra l’aeroporto e il quartiere fieristico, andranno a coabitare appartamenti per quindicimila cittadini, e gli edifici per la Facoltà di Ingegneria: l’aula magna, gli uffici di presidenza, la biblioteca, le aule e i dipartimenti Diem, Dienca, Dapt e Distart.
"L’Università – ha dichiarato il Rettore Pier Ugo Calzolari – sta riorganizzandosi in profondità per diventare il luogo della ricerca scientifica di punta. Abbiamo bisogno di dare spazio al nostro personale e ai nostri ricercatori e al Bertalia-Lazzaretto saranno complessivamente disponibili 45mila mq di superficie per edifici universitari".
Oltre al Rettore erano presenti in Cappella Farnese il Sindaco, Sergio Cofferati, l’Assessore all’urbanistica, Virginio Merola, il Presidente della Finanziaria Metropolitana, Federico Castellucci, e l’Arch. Piero Sartogo, titolare dello studio che nel 2000 vinse il bando internazionale promosso da comune e università per ridisegnare di un’ampia fetta di città. Unanime la sottolineatura dello stretto legame di continuità che il quartiere manterrà con il centro storico. "L’obiettivo da realizzare – ha spiegato Cofferati – è la realizzazione di un ambiente urbano unico, all’interno del quale gli edifici destinati a nuove sedi universitarie si integrino con le abitazioni, con uffici, spazi commerciali ed esercizi pubblici. Il progetto del nuovo insediamento si propone di realizzare questa integrazione utilizzando il linguaggio e le forme proprie della città storica italiana, e bolognese in particolare. Nelle piazze, nelle strade pedonali, sotto i porticati, nel grande parco urbano di Bertalia Lazzaretto, potranno incontrarsi e confrontarsi cittadini vecchi e nuovi, studenti e lavoratori".
"Il concorso internazionale per la progettazione del nuovo comparto – ha ribadito anche Merola – è stata l’occasione per il confronto tra diverse idee dello sviluppo della città contemporanea e le decisioni della giuria hanno portato all’affermazione del modello proposto dal gruppo del prof. arch. Piero Sartogo. Una proposta molto chiara sul piano concettuale, finalizzata a rileggere e riproporre in chiave contemporanea il sistema di relazioni che caratterizza in maniera positiva la città storica di Bologna". "Di questo progetto – ha poi concluso l’Assessore – ci interessa la sfida dell’integrazione, della costruzione di un nuovo pezzo di città che non costituisca periferia".
Il bando pubblicato nel 2000 chiedeva la realizzazione di uno spazio "autenticamente urbano: e cioè non troppo specializzato in senso universitario, bensì aperto a una socievolezza ben integrata e dunque abitato e vissuto di giorno e di notte". Il progetto dell’arch. Sartogo ha dunque privilegiato multifunzionalità, varietà, variabilità, complessità, disegnando scenari urbani tesi a favorire incontri, contatti, e scambi, proprio come nella città storica. "Per noi – ha precisato Sartogo – il punto centrale ero lo spazio urbano, lo spazio che si sottrae al costruito, lo spazio della socializzazione per cui Bologna, con i suoi portici, è famosa ovunque".
Tecnicamente il nuovo quartiere sarà formato da trentasei insule e, per difendere il viale centrale e la piazza universitaria dall’invasione degli automezzi, la circolazione principale sarà dirottata nell’area perimetrale. Gli edifici, pur nella loro individualità, manterranno un aspetto omogeneo verso lo spazio pubblico, mentre sul retro ognuno di loro sarà modellato in base alle specifiche esigenze funzionali. Edifici uguali e diversi, dunque, tutti punteggiati di richiami alle linee del centro storico: il mattone, il portico e le torri, che dovrebbero ospitare tanti studentati da 50-60 posti letto, più vivibili dei tradizionali edifici da 200 posti.
Ultimati i lavori, Bologna avrà la possibilità di mettere a frutto proficui rapporti tra diversi segmenti della città. "A solo un chilomentro dal Lazzaretto – conclude infatti Castellucci – ci sono il Cnr e biotecnologie, una vicinanza utile per creare sinergie".