Foto di Nydia Blas, dalla serie "The Girls Who Spun Gold"
Dopo aver esplorato il "diritto alla città", Atlas of Transitions Biennale torna a Bologna dall’1 al 10 marzo con dieci giornate dal titolo HOME, dedicate ad esplorare il tema della migrazione attraverso lo spettro ampio della nozione di "casa". Atlas of Transitions è un progetto europeo promosso da Emilia Romagna Teatro Fondazione in collaborazione con Cantieri Meticci e con il Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna in rete con 10 partner in 7 paesi europei e cofinanziato dal programma Europa Creativa dell’Unione Europea. I diversi spazi del DAMSLab, al Dipartimento delle Arti dell'Università di Bologna, si trasformeranno durante questi dieci giorni per diventare il principale campo di azione e il cuore pulsante delle attività.
HOME intende esplorare lo spettro ampio della nozione di "casa" in relazione alla condizione di "lasciare casa" o di "essere-a-casa", di "sentirsi o non sentirsi a casa", guardando alla casa lasciata, alle case ritrovate, alle trasformazioni del lavoro domestico e di cura, alla pelle come casa, al portato culturale e memoriale di cui ognuno è vettore vivente. Il calendario di eventi - workshop, concerti, film, incontri, dj-set, un convegno internazionale, alcuni progetti speciali, una scuola temporanea per scoprire pratiche culturali e saperi dei paesi d’origine dei migranti e molto altro ancora - inverte lo sguardo e rende protagoniste artiste provenienti da Costa d’Avorio, Mali, Estonia, Ruanda, Siria, Palestina, Cuba, instaura una relazione privilegiata con le comunità straniere, progetta azioni con adolescenti, dà spazio alle ricerche artistiche delle seconde generazioni e investiga il confine tra arte e attivismo.
Gli appuntamenti in programma sono tantissimi. Tra questi segnaliamo, in particolare, quello di martedì 5 marzo insieme a Craig Calhoun, docente di Scienze Sociali alla Arizona State University. Alle 11, nella Sala dell'VIII Centenario di Palazzo Poggi (Via Zamboni, 33 - Bologna), sede del Rettorato dell'Università di Bologna, lo studioso americano analizzerà come le trasformazioni globali contemporanee, ad esempio il futuro del lavoro e le nuove tecnologie, così come il cambiamento climatico o le migrazioni, non possono essere comprese all’interno delle singole discipline. Con l’obiettivo di costruire una connessione tra accademia e società civile, Calhoun esplorerà il rapporto tra società complessa, interdisciplinarietà e sapere pubblico.
Giovedì 7 marzo, dalle 9,30, negli spazi del DAMSLab, è in programma invece la conferenza internazionale "A World in Transition. In-between Performing Arts and Migration": un appuntamento per approfondire il rapporto tra arte e migrazione attraverso un approccio interdisciplinare e innovativo. Mettendo in dialogo chi fa ricerca sul campo e chi opera attraverso pratiche performative, la conferenza vedrà studiosi e artisti internazionali confrontarsi sui diversi linguaggi in grado di costruire immaginari e narrative alternative sulla migrazione, alimentare la definizione di strumenti scientifici trasversali, dare corso alla creazione di spazi simbolici e fisici in cui si manifesta il carattere dinamico e produttivo della diversità. Alternando interventi teorici e performativi, la conferenza si divide tra una sezione plenaria mattutina, in cui verranno presentati alcuni progetti innovativi sul tema, e sei panel tematici di approfondimento.
Sempre al DAMSLab, domenica 10 marzo, alle 11,30, è in programma invece la conferenza di Nicholas Mirzoeff intitolata "Of Slingshots, Statues and Shacks: Mobility and the Infrastructures of Race". Studioso e attivista statunitense, Mirzoeff affronterà il tema della mobilità umana a partire da quello che Frantz Fanon definiva il mondo coloniale delle statue, con riferimento ai colonizzati che i colonizzatori volevano immobili. Si tratta di statue che rendono tangibili le infrastrutture della "razza" e i rapporti di potere a dominanza colonialista. Statue che reclamano il proprio diritto di muoversi dentro nuove cornici politiche e infrastrutture fisiche, che gli consentano di "apparire" – di essere visti come esseri umani – in quanto esseri umani.
Il progetto è realizzato da Emilia Romagna Teatro Fondazione in partnership con Cantieri Meticci e con il Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna, con il sostegno della Fondazione Nuovi Mecenati. Partecipa all'iniziativa una larga rete di collaboratori cittadini, ognuno dei quali contribuisce in modo essenziale al mosaico di relazioni che compongono le dieci giornate di HOME. Centri culturali, cooperative impegnate nell’accoglienza e organizzazioni attive nella mediazione culturale, studenti delle scuole superiori, associazioni di comunità immigrate e collettivi di attivisti, teatri bolognesi e importanti istituzioni cittadine tra cui Cineteca e Università di Bologna.