La voce del Rettore si unisce ai numerosi appelli della comunità universitaria internazionale a sostegno dei democratici birmani. Aung San Suu Kyi, in questi anni trascorsi tra prigionia e arresti domiciliari è diventata il simbolo della lotta contro la dittatura militare che opprime la Birmania da qualche decennio.
E la memoria torna a qualche anno fa. Era il 30 agosto del 2000. L’Alma Mater laureava dottore honoris causa Aung San Suu Kyi, già premio Nobel per la Pace nel 1991. "L’Università di Bologna – si legge in un documento di quei giorni – riconosce a Aung San Suu Kyi la voce di un profeta disarmato da far risuonare, alta, dentro la coscienza di ogni uomo".
Una vita, non facile la sua, dedicata all’impegno civile e alla difesa dei diritti umani. Nel 1990 il regime militare al potere decise di chiamare il popolo alle elezioni e il risultato fu una schiacciante vittoria per Aung San Suu Kyi, che sarebbe diventata Primo Ministro se i militari non avessero rigettato il voto e preteso con la forza il potere costringendola agli arresti domiciliari. L'anno successivo Aung San Suu Kyi vinse il premio Nobel per la Pace, ed usò i soldi del premio per costituire un sistema sanitario e di istruzione, a favore del popolo birmano.
Nel 2002, a seguito di forti pressioni delle Nazioni Unite, ad Aung San Suu Kyi fu riconosciuta un maggiore libertà d'azione, ma nel 2003 cadde vittima di un attentato. Da quel momento, la salute di Aung San Suu Kyi è andata progressivamente peggiorando, tanto da richiedere un intervento e vari ricoveri.
Più volte Stati Uniti e Unione Europea hanno fatto pressioni per la sua liberazione. In queste ore che la situazione è ulteriormente precipitata i timori per la sua vita e quella di tante altre persone scese in piazza contro il regime si fanno sempre più forti. Per questo sempre più numerosi e alti si levano gli appelli perché la democrazia prenda il sopravvento anche in Birmania.