Si è soffermato sul contributo dell’Italia alla costruzione dello “spazio europeo dell’istruzione superiore” il rettore dell’Alma Mater Pier Ugo Calzolari nella sua relazione al convegno “Università oltre le nazioni”, promosso dal Miur e dalla Conferenza dei Rettori per i 600 anni dell’Università di Torino. Punto centrale di questo processo è l’affermazione della educazione superiore come bene pubblico. Il che significa, spiega il Rettore Calzolari “l’obbligo e il diritto dello Stato di valutare ed accreditare le università con modalità concordate e quindi uniformemente applicate. La conseguenza di questo principio è una responsabilità pubblica, che impone ai governi di fornire in maniera stabile e certa i mezzi che permettano alle Università di programmare il loro posizionamento nel mercato europeo e mondiale dell’insegnamento.”
L’Università italiana – ha spiegato il Rettore – sta dando il suo contributo alla costruzione dello spazio europeo dell’istruzione superiore in almeno due ambiti. “Il primo è relativo all’avvio di una reale sperimentazione che tragga spunto dai criteri indicati dal Comitato Nazionale Di Valutazione del Sistema Universitario, opportunamente rivisitati per renderli capaci di cogliere gli aspetti qualitativi e non soltanto quelli quantitativi.
Un secondo versante in cui il contributo del nostro Paese è stato finora di tutto rilievo è quello, fondamentale per tutta l’impalcatura del Processo di Bologna, della geometria dei cicli di studio.
L’avere adottato con determinazione il rigoroso assetto della disposizione in serie ha contribuito in modo significativo a vincere le titubanze di molti paesi. In taluni di questi esplicitamente si affermava che la legge di riforma seguiva lo stile di quella italiana.
Ora poi potrebbe essere interessante occuparsi della diffusione dell’esperienza dei nostri cosiddetti “master” che possono costituire un correttivo alla serialità rigida e nello stesso tempo accomodare i profili professionali alle necessità del mercato.
C’è poi un’altra questione interessante e importante per il nostro Paese, ossia il tema dei titoli congiunti, soprattutto al 2° e 3° livello (dottorato di ricerca). L’interesse non sta soltanto nella coerenza con il principio dello Spazio Europeo dell’Istruzione superiore, ma anche nel vantaggio che ne deriverebbe ai nostri studenti: su questo terreno è infatti possibile bilanciare, in qualche modo, l’attrazione delle Università del Nord – Europa. Infine, vanno segnalati altri ambiti di sperimentazione, come quello dei corsi integrati, costruiti tramite lo scambio di professori, una modalità unica per potere offrire una didattica di primo ordine pur in presenza della concentrazione delle risorse finanziarie in poche aree di ricerca”.