Di sport, di seconde vite e soprattutto di coraggio si parlerà al terzo appuntamento della rassegna “I giovedì del QuVi”, il ciclo di conferenze organizzato dal Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell'Alma Mater, per divulgare i risultati e la ricchezza della ricerca scientifica. L’incontro, dal titolo “Il paralimpismo: testimonianze di inclusione sociale e rieducazione funzionale”, si terrà presso la sede del Dipartimento (Aula Briolini 1, Corso d’Augusto 237, Rimini), giovedì 11 Maggio, alle 14:30.
Dopo i saluti delle autorità (prevista, fra gli altri, la partecipazione del Vice-Sindaco del Comune di Rimini, Dr.ssa Gloria Lisi), interverranno la Dr.ssa Melissa Milani, Presidente del Comitato Italiano Paralimpico dell’Emilia Romagna e Docente a contratto ai Corsi di Studio di Scienze Motorie dell’Università di Bologna, e la Dr.ssa Roberta Vannini, Fisioterapista presso l’Istituto di Montecatone-Ospedale di Riabilitazione (Imola) e docente alla Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna. Sarà poi dato ampio spazio alle storie dei testimonial: Manuela Migliaccio, la donna dei record che lo scorso giugno, a Rimini, ha camminato per quindici chilometri grazie a un esoscheletro bionico; Lorenzo Major, campione del mondo di paraclimbing, insignito nel 2010 della medaglia al merito sportivo da parte del CONI; Eleonora Sarti, Studentessa UniBo, atleta di Tiro con l’Arco alle Paralimpiadi di Rio 2016; Mirko Acquarelli, Promotore della Karatella Race di Coriano (RN) e giocatore di basket in carrozzina.
"Quando mi sono svegliato senza gambe, ho guardato la metà che era rimasta, non quella che era andata persa. A volte, per rialzarsi in piedi, non servono le gambe". La famosa citazione di Alex Zanardi, ex pilota automobilistico e ora campione paralimpico, viene spesso ripresa quando si vuole sottolineare come la passione e l’entusiasmo consentano di superare anche gli ostacoli più difficili. La stessa passione ha guidato tanti atleti che, come Zanardi, hanno saputo ricominciare dopo gravissimi incidenti o hanno fatto della propria disabilità un punto di forza per arrivare a nuovi traguardi. Potevano accontentarsi di sopravvivere, spendendo il loro tempo a lamentarsi della propria condizione: invece hanno deciso di vivere fino in fondo e di accarezzare sogni che parevano irrealizzabili. Il denominatore comune delle loro storie è l’importanza dello sport, non solo come indispensabile strumento di riabilitazione e rieducazione funzionale, ma anche come opportunità di dedicarsi a qualcosa con grinta, di misurarsi con i limiti del proprio corpo e imparare a superarli, senza lasciarsi andare alla prima difficoltà.