La notizia da sola è di quelle da subito in grado di creare grandi aspettative ed entusiami. Se questo poi non bastasse arriva anche la pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica Faseb Journal. L'Università di Bologna attraverso la voce di due suoi ricercatori, il prof. Carlo Ventura (Laboratorio di Biologia Molecolare presso l'Istituto di Cardiologia dell'Ospedale S.Orsola-Malpighi) ed il prof. Ferdinando Bersani (Dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna), ha presentato i risultati di una scoperta che potrebbe aprire nuove strade nella cure di molte malattie. Per la prima volta infatti si è riusciti attraverso uno metodo fisico e non chimico (come attualmente in uso) a far mutare cellule staminali embionali di topo in cellule cardiache.
La ricerca è per ora solo uno studio di base, ma se riuscisse a diventare applicativo e ad applicarsi alle cellule staminali umane adulte aprirebbe scenari medici rivoluzionari. Le cellule del cuore infatti hanno una bassissima capacità di riprodursi e se gravemente danneggiate provocano danni risolvibili oggi solo ricorrendo al trapianto, con tutti i rischi ad esso collegati quali ad esempio il problema del rigetto. Producendo invece tessuti cardiaci ricavati direttamente dal differenziamento di cellule staminali (per loro natura non specializzate) si arriverebbe a pensare terapie nuove che non prevedano il trapianto.
La scoperta è importante, ma i due ricercatori cercano di contenere l'entusiasmo: "Questo studio può aprire nuove prospettive, ma è solo un primo passo - ricorda il prof. Bersani - Mancano ancora conoscenze sui processi di mutamento cellulare per induzione di campi magnetici. Non è poi detto che cambiando la frequenza dei campi magnetici le cellule staminali possano modificarsi in tessuti diversi da quello cardiaco". Gli fa eco il prof. Ventura che se da un lato ricorda come questo studio apra nuove frontiere ancora inesplorate dall'altro sottolinea che "mentre la ricerca su ossa o cute è già ad un buon punto, la cardiogenesi è un processo ancora nuovo e poco noto".
Ma come si è giunti a questo primo traguardo? Ce lo spiega la professoressa Maria Paola Landini, Preside della Facoltà di Medicina. "Questo risultato arriva dopo appena un anno di ricerca. Il prof. Ventura viene dalla Sardegna ed è arrivato solo l'anno scorso a Bologna dove ha trovato le competenze professionali del prof. Bersani. Questo è stato possibile grazie ai finanziamenti per la mobilità dei ricercatori previsti dalla legge Moratti: in un momento dove questa riforma è così criticata è importante sottolinearne un risvolto positivo". Mobilità dei ricercatori quindi, ma anche sinergia tra le due equipe. Parla di "studio interdisciplinare nato da una collaborazione" il prof. Bersani, ricorda come "certe competenze fisiche e matematiche siano oggi importanti anche per lo studio cellulare" la prof.ssa Landini.
Il prossimo passo? Ci aiuta anche in questo caso la prof.ssa Landini: "Si sta creando attorno al prof. Ventura un forte interessamento per la ricerca sulle staminali, tanto che la fondazione Alma-Medicina che opera per la promozione e lo sviluppo della ricerca medica, ha deciso che sarà questo progetto il primo da finanziare". Resta molto da fare e da approfondire ancora: da domani si inizierà a lavorare per esplorare a fondo i meccanismi che portano le staminali a trasformarsi se stimolate elettricamente con l'obiettivo di potere a breve trasferire i risultati di questi studi anche sull'uomo.