Unibo Magazine

Sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita (il 31,9 % della classe di età considerata). I partner sono responsabili della maggior parte degli stupri e le violenze domestiche sono in maggioranza gravi. Se a ciò si aggiunge che il sommerso è elevatissimo, il quadro che ne emerge è da fare spavento. I dati si riferiscono al 2006 e li rende noti l’Istat che presenta i risultati di una nuova indagine interamente dedicata al fenomeno della violenza fisica e sessuale sulle donne. Nel 2005 sono stati 30 i casi di violenza sessuale registrati a Bologna nei Pronto Soccorso Generali e Ostetrico Ginecologico dell’Ospedale Maggiore e del Policlinico S.Orsola-Malpighi.

Dall’inizio di quest’anno è nato un unico Pronto soccorso in grado di accogliere le vittime di violenza sessuale, assicurando loro tutte le cure necessarie, compresa l’assistenza psicologica, il prelievo dei campioni biologici per le indagini, l’incontro con il magistrato. "Un team operativo quasi interamente composto da donne – racconta il dottor Andrea Minarini, direttore del Servizio di Medicina Legale dell’Azienda Sanitaria di Bologna – che permette di trattare separatamente dagli altri i casi di violenza nel rispetto della riservatezza e della privacy". Una task force specifica dunque quella del Maggiore che ha elaborato un protocollo, con cui operativamente agiscono anche le altre strutture di pronto soccorso.

L’iniziativa, che ha ricevuto un finanziamento della Fondazione del Monte pari a 200.000 euro, è nata da un coordinamento cittadino. Vista l’importanza di un’azione integrata sia sul piano della promozione della sicurezza sia sul piano della risposta ai fenomeni di violenza contro donne e minori  hanno deciso di fare rete Comune, Ausl, Questura e forze dell’Ordine, Ordine dei Medici e degli Avvocati, Procura della Repubblica, Tribunale per i Minorenni, Associazionismo e Facoltà di Giurisprudenza e Dipartimento di Medicina Legale dell’ Università.  Fondamentale in questo senso è stato l’apporto delle Medicine legali di Ateneo e Ausl che hanno lavorato in stretto contatto.

"L’idea è stata quella di proporre un team integrato che non prevedesse risposta alla domanda, ma un approccio sistematico al problema". Inutile sottolineare come poi i dati, anche essi messi in rete, possono avere ricadute sulla quantificazione del fenomeno e sulle misure da mettere in atto per assistere a tutto tondo le vittime, ma anche prevenire i casi di violenza. E ancora una formazione costante delle persone e una vera e propria cultura dei professionisti sono state rese possibili anche grazie all’Università.

In ciò non si può dimenticare non solo la dimensione Europea per cui è necessario un benchmarking costante, ma anche il fatto che quella della violenza sulle donne è uno degli aspetti. Altrettanto importanti sono ad esempio quelle perpetrate ai danni dei bambini e quelle a danni degli anziani,


"Il progetto che è nato sulla scia di altre iniziative già collaudate all’estero (come quella di Bordeaux) dove questi centri già esistono da anni e dove, penso soprattutto agli Stati Uniti, si sono dimostrati casi di successo sia dal punto di vista dell’efficacia dell’assistenza alla vittima, sia dal punto di vista dell’efficienza dei servizi". Susi Pelotti, docente di Genetica forense spiega e precisa: "Quella della violenza sulle donne è un primo, importante passo. Altro ambito che andrebbe affrontato con un approccio altrettanto globale è ad esempio quello della violenza sull’anziano. Anche qui i fattori di rischio sono ormai ben noti". Quella ai danni di anziani è un tipo di violenza particolare in cui spesso sia vittima che aggressore sono donne. E si tratta anche in questo campo di una violenza che assume diverse forme (dalla contenzione all’abbandono, alla mancata somministrazione di farmaci, all’abuso finanziario e psicologico) e a cui si può offrire un diverso e multidisciplinare supporto. Ancora una volta l’America è all’avanguardia. Qui esiste un’agenzia che in caso di segnalazione attiva un intero team che segue l’anziano.


"Con la prof. Carla Faralli, il prof. Stefano Canestrari abbiamo in programma un corso di alta formazione per preparare sanitari ad assistere le vittime di violenza – conclude Pelotti - "Quello che abbiamo in mente è un vero Forensic Nursing un infermiere forense che quindi oltre all’assistenza abbia competenze per raccogliere le prove e per attivare rapporti e chiedere, quando necessario, l’intervento dell’autorità giudiziaria".