Tecnopoli: in tre anni ricerche per 42 milioni di euro
Il Rettore Ivano Dionigi e l’assessore alle attività produttive della Regione Duccio Campagnoli siglano l’accordo.
Dentro i laboratori e i dipartimenti dell’Università di Bologna vedranno la luce e muoveranno i primi passi i tecnopoli di Bologna e Romagna della Rete alta tecnologia regionale. Nell’attesa che le nuove cittadelle del sapere vengano edificate o ristrutturate (consegna prevista a fine 2013) sarà infatti l’Alma Mater ad accogliere i nuovi ricercatori e ad ospitare l’attività di ricerca industriale, innovazione e trasferimento tecnologico. Lo prospetta l’accordo di programma firmato stamattina nella Sala dell'VIII Centenario, dall’assessore regionale alle attività produttive Duccio Campagnoli e dal rettore Ivano Dionigi. Con loro anche il prorettore alla ricerca Dario Braga, Silvano Bertini, responsabile per le Politiche di sviluppo economico della Regione e Gaetano Maccaferri di Unindustria Bologna
"Oggi è una giornata importante – ha dichiarato Duccio Campagnoli, assessore regionale alle Attività produttive – perché è stato decisivo il contributo dell’Alma Mater alla realizzazione di questo progetto, a Bologna e in altre aree della regione. Oggi si concretizza un programma che ha rappresentato una delle priorità di questa amministrazione regionale".
"Agli imprenditori – aveva ricordato in apertura il prorettore alla ricerca Dario Braga - ricordo che la ricerca applicata si innesta sulla ricerca orientata, che a sua volta discende da quella di base: per sostenere davvero la prima, occorre sostenere pure le altre due. Non dimentichiamo che i cristalli liquidi che stanno dietro a molta della tecnologia dei nostri giorni furono scoperti da un botanico austriaco nel 1888".
Il documento siglato oggi riguarda una fetta di 45 milioni di euro dei 234 della torta regionale per i poli hi-tech e l’assunzione di quasi un quarto dei nuovi ricercatori complessivi (122 dei 520), il tutto spalmato nel corso di tre anni. L’investimento è diviso più o meno al 50 per cento tra regione e ateneo, che contribuisce per lo più con il valore del lavoro dei suoi cervelli.
Il grosso delle risorse coprirà l’attività degli studiosi (circa 22 milioni), le attrezzature scientifiche (12 milioni) e le spese dirette per materiali e forniture (8 milioni). A questi si aggiungono circa 3 milioni destinati al consolidamento e recupero delle gallerie ex Caproni di Predappio, mentre il resto delle opere di edilizia, per un investimento di complessivi 13 milioni, è demandato ad accordi che regione ed enti locali stanno stipulando in questi giorni.
Il programma prevede la nascita nell’ambito dell’ateneo di sette Centri interdipartimentali di ricerca industriale (Ciri), ciascuno dei quali articolato su più province. Si tratta di gruppi di ricercatori, in parte già in organico presso l’ateneo (364 per equivalenti 49 full-time triennali), in parte di nuova assunzione (122 per il 60 per cento con un contratto di almeno 3 anni, equivalenti a 105 full-time triennali). L’attività sarà quindi svolta per quasi il 70 per cento da ricercatori neo-assunti che andranno a popolare parte delle nuove sedi dei tecnopoli.
Le risorse saranno indicativamente così ripartite: 10.2 milioni e 44 (il numero dei ricercatori già in organico viene sempre calcolato come full-time equivalent ricercatori) di cui 31 neo-assunti, andranno al Ciri meccanica avanzata e materiali, la cui sede centrale sarà a Bologna, che pure accoglierà quella di scienze della vita e tecnologie della salute, con 6,5 milioni e 25 ricercatori (18 neo-assunti) e del centro edilizia e costruzioni con 7,5 milioni e 34 ricercatori (23 neo-assunti); a Ravenna ma anche a Rimini le sedi principali del centro energia e ambiente che potrà contare su 4,7 milioni e 21 ricercatori (16 neo-assunti); Cesena ospiterà la sede principale del centro agroalimentare che si aggiudica 4,2 milioni e 21 ricercatori (15 neo-assunti); Forlì quello di aeronautica con 5,8 milioni e 9 ricercatori (7 neo-assunti), mentre in provincia di Forlì-Cesena troverà la sede principale il centro di tecnologia per l'informazione e la comunicazione (Ict) con 2,8 milioni e 17 ricercatori (12 nuovi).
I più svariati gli ambiti di lavoro: si va dall’uso dei microorganismi a fini industriali nell’agroalimentare alla medicina genomica, dalle tecnologie innovative per la moda alla robotica, dall’ecodesign industriale alla sicurezza ed efficiente energetica degli edifici. Nel frattempo, in base agli accordi tra Regione ed enti locali, sarà un fiorire di cantieri edili per le nuove infrastrutture. A Bologna si parla ad esempio dei 100mila mq della ex manifattura tabacchi, a Ravenna di 1.500 mq da ristrutturare nell’area portuale, a Faenza si alzerà di un piano il parco scientifico-tecnologico Torricelli per 800 mq, a Forlì si costruiranno 1.350 mq presso l’area del polo tecnologico dell’aeroporto (oltre al recupero dei 6000 mq delle gallerie ex Caproni), a Cesena sono da ristrutturare 1.330 mq nell’area adiacente a villa Almerici, e a Rimini si recupereranno 1.370 mq dell’ex macello comunale.
L’intesa di oggi segue l’accordo quadro siglato lo scorso novembre tra la Regione e tutti gli enti locali e di ricerca coinvolti.