Unibo Magazine

"I risultati e le ambizioni di una vita intera di molti atleti di livello mondiale, la loro integrità e la loro reputazione dipendono dagli esiti di esami del sangue o delle urine. Ma quando un atleta viene trovato positivo a un esame antidoping è davvero colpevole? A causa di quelli che ritengo difetti intrinseci nelle procedure degli esami la risposta è, molto probabilmente, no". Così scrive Donald Berry, direttore del Dipartimento di Biostatistica dell’Università del Texas in un articolo, intitolato appunto The Science of Doping, pubblicato nell’agosto scorso, nel pieno della competizione olimpica, dalla prestigiosa rivista scientifica Nature. E continua "chi bara evade le sanzioni, gli innocenti vengono puniti e tutto lo sport ne soffre".

I "difetti intrinseci" a cui Berry si riferisce si traducono in un uso improprio del calcolo delle probabilità e della metodologia statistica, come pure nel ricorso a strumenti diagnostici non fondati su studi adeguatamente rigorosi, e pongono interrogativi di indubbio interesse.


Che cos’è il doping? Come viene costruito un test antidoping? Quali sono i metodi statistici più coerenti per l’analisi dei risultati di un test? Quali gli strumenti per fronteggiare un mondo che cerca continuamente l'inganno? E ancora, "scopo dell’antidoping è tutelare la salute degli atleti, garantire la correttezza delle competizioni e impedire l’effetto di emulazione degli sportivi dilettanti" scrive Giuseppe D’Onofrio, ematologo membro della Agenzia mondiale Antidoping, WADA. 

Ma gli atleti si sentono davvero tutelati o piuttosto minacciati dai continui test a cui sono sottoposti? Come si collocano il doping e l’antidoping nel contesto della normativa vigente?


L’eco suscitata dall’articolo di Berry, anche sulla nostra stampa nazionale, è stata enorme e non sono mancate reazioni e proteste, pubblicate puntualmente da Nature, tra chi sostiene che l’antidoping è una scienza forense e non una scienza medica (concludendo che ad essa non si possono applicare gli stringenti criteri che definiscono le performance dei test diagnostici) e chi auspica una maggiore diffusione della cultura statistica anche nella ricerca clinica e biologica.

"Prospettiva interdisciplinare: questa la parola d’ordine nello studio della tematica del doping" scrive Canestrari, Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bologna.

Questo motto la Facoltà di Scienze Statistiche dell’Università di Bologna, che da sempre ha fatto dell’interdisciplinarità il suo tratto distintivo,  ha fatto proprio e propone, il 21 novembre alle ore 15 (nella sede di via belle Arti 41), un incontro "a più voci"  che si configura anche come momento educativo su un modo "sano" di vivere lo sport e tratta "la scienza del doping"  in modo scientificamente rigoroso ma non tecnico, con  il prezioso contributo di alcuni esperti coordinati da Luca Tancredi Barone (giornalista scientifico):Josefa Idem (Campionessa olimpica e membro della Commissione nazionale antidoping); Giuseppe D'Onofrio (Ematologo al Policlinico Gemelli di Roma e membro della World Anti Doping Agency); Lorenzo Chieffi (Giurusta, Preside della Facoltà di Giurisprudenza della Seconda Università di Napoli);Angela Montanari (Statistico, Preside della Facoltà di Scienze Statistiche dell’Università di Bologna).