Molto più di un censimento, una raccolta di tutte le linee giuda per la diagnosi, la prognosi e la terapia dei tumori. Tra gli otto editori, ovvero i coordinatori dei contributi di altri 120 autori, c’è il professor Stefano Pileri, che dirige l’unità operativa di emolinfopatologia del Sant’Orsola.
Lo incontriamo nel suo studio. Alle pareti della stanza pezzi di una storia lunga da raccontare. C’è il diploma dell’Università di Kiel, dove Pileri fu allievo del prof. Karl Lennert, ci sono le foto e gli attestati dei convegni tenuti un po’ in tutto il mondo. C’è persino qualche traccia della passione del tempo libero: l’automobilismo sportivo.
Autore di 822 pubblicazioni, dal 1978 Pileri si occupa di ematopatologia e diagnostica dei tumori del sangue e del tessuto linfatico. Dal 1987 è a capo della struttura diagnostica del Sant’Orsola, unica in Italia e una delle poche al mondo ad avere una così grande casistica di pazienti trattati (10.000 casi all’anno circa, di cui 1000 bolognesi e il resto provenienti da tutta Italia).
Tutto è incominciato, se così si può dire, con la pubblicazione della Revised European American Lymphoma Classification (REAL) di cui Pileri è co-autore nel 1994. "Il primo esempio di un approccio da anatomopatologo allo studio di queste malattie, integrato con altri aspetti" sottolinea. Una classifica dei tumori del sangue che è andata ampliandosi, aggiornamento dopo aggiornamento, ed è sfociata nella pubblicazione voluta dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS).
Si tratta della IV edizione, i cui materiali sono rivisti per circa l’80% rispetto a quella precedente di 7 anni fa. Non solo perché sono cambiati i metodi di indagine, ma perché si sono ristretti i tempi. Quattro anni per fare la precedente edizione, pochi mesi per realizzare questa.
Come? Con un sistema di peer review, che ha indotto gli otto editori (4 europei e 4 americani) ad un lavoro in costante collaborazione e a tempi strettissimi. Lo racconta Pileri, scorrendo rapidamente una lunga lista di task, intervallati ogni tanto da qualche foto di gruppo dei ricercatori di tutto il mondo chiamati a collaborare alla ricerca. "Gli editori hanno per prima cosa definito l’impostazione. Una sorta di scaletta con cui classificare le patologie: dalla definizione al codice internazionale di riconoscimento, dall’epidemiologia agli aspetti clinici, passando poi per le caratteristiche morfologiche, arrivando fino a quelle genetiche con le prognosi e i fattori predittivi". Poi l’OMS ha inviato una lettera invitando autori e co-autori a descrivere ogni patologia in un web site. E questo è stato un primo terreno di confronto e dibattito. Quindi il secondo: la revisione, voce per voce, da parte degli editori, che hanno ridiscusso e rivisto nel corso di alcuni incontri tutto il materiale.
Il risultato sono le oltre 400 pagine presentate al 14 congresso della European Association for Haematopathology lo scorso 20 settembre, con cui si è conclusa la presidenza dell’associazione da parte del prof. Pileri. "Comunemente nella divulgazione si sostiene che all’improvviso alcune cellule del nostro organismo si ammalano a causa di virus, agenti tossici, radiazioni" ci spiega il professore, che vuole renderci partecipi delle conoscenze a cui le ricerche stanno portando. Difficile rimanere insensibili all’entusiasmo con cui ci tiene la sua breve lezione.
"In realtà ogni giorno il nostro organismo produce migliaia di cellule potenzialmente cancerogene che vengono riparate o eliminate. Quello che avviene quando invece si innesta un processo di cancerogenesi, sempre a passi multipli, è l’interruzione di questo processo. Oggi noi siamo a conoscenza della biologia di molte patologie. E questo consente protocolli di cura che sono per così dire tagliati sui pazienti (Tailored Therapy). Non c’è più un approccio tossico senza discriminazione".