Unibo Magazine

Dietro i banchi dell'Aula Magna della Fondazione Aldini Valeriani, i rappresentanti delle imprese seguono con attenzione, interesse e un poco di curiosità le parole degli ospiti invitati al convegno "Luoghi e idee per l'innovazione", svoltosi ieri pomeriggio e organizzato dal Consorzio T3Lab.

Le invenzioni, più o meno stravaganti e utili, sviluppate dal Media Lab del Massachussetts Institute of Technology di Boston, la storia di crescita e di sviluppo dello Steinbeis Transfercenter di Stoccarda, ma soprattutto i modelli organizzativi di queste realtà estere, che riescono a collegare in modo sorprendentemente efficace ricerca universitaria e interessi industriali, e le loro possibilità di applicazione nel nostro Paese, sono stati gli argomenti dscussi e analizzati nel corso dell'incontro.

Nato nel 2004 dallo sforzo congiunto di Università di Bologna e Confindustria Bologna, il Consorzio T3Lab porta avanti la missione del trasferimento tecnologico, puntando in particolare sulla sensoristica e la progettazione elettronica avanzate. "Aziende e ricerca devono incontrarsi per guardare al futuro", ha sottolineato Bruno Riccò, Presidente del Consorzio e docente presso la Facoltà di Ingegneria dell'Università di Bologna, in apertura dell'incontro. "Quelle di oggi - ha continuato - sono alcune testimonianze particolarmente importanti, due esempi molto significativi dei risultati che possono essere ragginti grazie all'attivo collegamento tra mondo della ricerca e mondo industrale".

"Per il nostro Consorzio - ha spiegato Giuliano Gotti, Direttore Generale di T3Lab - è molto importante generare un flusso di comunicazione, di conscenze condivise riguardo al nostro lavoro e alle tecnologie su cui puntiamo. Anche per questo motivo, quello di oggi è per noi il meeting più importante dell'anno".

Il primo ospite a prendere la parola è stato Joe Paradiso, del MIT di Boston. L'esperienza di ricerca e sviluppo creativo del Media Lab, realtà finanziata in gran parte da aziende private di ogni settore e composta da soggetti provenienti dai più disparati campi delle arti e delle scienze, è stata raccontata attraverso le svariate e spesso singolari invenzioni degli studenti, liberi di sviluppare le proprie idee in ogni direzione possibile: sedie musicali, badge elettronici multifunzione, sofisticati e sottilissimi sensori applicabili ai vestiti, ma utilizzabili anche per monitorare un ambiente o le condizioni di un pacco durante una spedizione postale. Lo scopo è lo sviluppo scientifico e tecnologico e non la realizzazione diretta di prodotti destinati al commercio, ma questo, ha sottolineato Paradiso, non ha impedito il successo anche aziendale di alcune delle creazioni uscite del laboratorio americano.

Diverso il caso dello Steinbeis Transfercenter di Stoccarda. Jan Bandera, ha raccontato lo sviluppo di questa struttura che si pone come ponte tra mondo industriale e mondo accademico, fornendo alle aziende, attraverso la consulenza di professori universitari, le soluzioni tecnologiche di cui hanno bisogno. Grazie al supporto fornito dallo Steinbeis, ha spiegato Bandera, la collaborazione del mondo accademico con quello delle imprese si è fortemente rafforzata nel corso degli anni, al punto che per i professori la realizzazione di brevetti è diventata una interessante e valida alternativa alla pubblicazione scientifica delle ricerche.

Se sostenute da solide strutture di collegamento, allora, ricerca universitaria e sviluppo industriale possono e devono viaggiare unite. L'esperienza bolognese e italiana del T3Lab punta precisamente in questa direzione.