Unibo Magazine

Il Giappone in occidente. Un mosaico di arti, professioni, fenomeni di costume e innovazioni che non cessano di stupire. Dall’avvento televisivo delle prime serie animate giapponesi, giunte in Italia a partire dagli anni '70, l’affermazione della cosiddetta J-culture è stata inesorabile, acquistando costantemente nuovi appassionati e cultori ed espandendosi a tutti i settori della vita quotidiana.

Se ne parlerà martedì 11 ottobre all'Alma Mater (dalle 15 in Aula Prodi, Complesso di San Giovanni in Monte). La giornata - alla sua quarta edizione, la prima a Bologna - si chiama Wabi Sabi Cyber e sarà "un'occasione per esplorare assieme a esperti, studiosi e operatori di settore il presente del Giappone, un presente che sempre più travalica i confini nipponici per appartenere anche al resto del mondo".

Tanti i temi di discussione previsti: la possessione meccanica, il femminino robotico e la comunicazione neurale nei robot; il paranormale e lo slasher nel cinema horror giapponese; il transgenderismo e l’omosessualità nei manga; l’ideale femminile nella moda delle gothic lolite; la vastità del mercato e le originali riscritture musicali in chiave nipponica del j-pop, le nuove possibilità di diffusione dell’animazione grazie ai canali tematici per gli anime su web TV e digitale terrestre.

Inserito nel cartellone di iniziative del festival Nipponica, Wabi Sabi Cyber è curato da Giorgio Amitrano, traduttore e docente di lingua e letteratura giapponese all’Università di Napoli L’Orientale e Matteo Casari, docente di teatri orientali all’Università di Bologna.