Unibo Magazine

Nel 1999 le Nazioni Unite hanno dichiarato il 25 novembre Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Una piaga, quella della violenza di genere, che segnala come e quanto ancora si debba lavorare per quella cultura del rispetto che dovrebbe costituire la base di ogni società civile e democratica. Sono diverse le iniziative che l’Ateneo di Bologna organizza in occasione della Giornata Mondiale che come tradizione verrà celebrata il 25 novembre.

Letture
Nella serata del 25 novembre (ore 21, Aula Magna dell’ex convento di Santa Cristina, ingresso libero) Ivano Marescotti e il Gruppo di Lettura San Vitale, accompagnati dalla musica di Salvatore Sansone, reciteranno alcuni dei testi inviati dagli studenti e dal personale dell’Università di Bologna al Comitato Pari Opportunità, nell’ambito del concorso letterario promosso nelle settimane scorse proprio per la Giornata Mondiale, che si poneva l’obiettivo di trovare storie o scriverne di originali sul tema della violenza sulle donne. "Per celebrare la Giornata Mondiale – spiegano dal Comitato per le Pari Opportunità – abbiamo scelto la formula della partecipazione diretta: studenti e dipendenti dell’Ateneo sono stati invitati a produrre propri elaborati scritti (racconti, poesie, riflessioni) sul tema della violenza di genere. In questo modo sarà l’Università stessa, con le parole dei propri studenti e dei dipendenti, a rompere il silenzio su un problema che ha assunto i contorni di un’emergenza che non fa distinzioni di nazionalità, età, cultura o ceto".

Progetto
Il Progetto Lexop, Lex-operators all together for women victims of intimate partner violence (Gli operatori della legge tutti insieme per le donne vittime di violenza nelle relazioni di intimità) ha recentemente ottenuto un cofinanziamento di oltre 580mila euro dalla Commissione Europea nell’ambito del Programma europeo Daphne 3 che per il 2009/2010 proponeva la linea: prevenire e contrastare la violenza contro donne e minori e proteggere vittime e gruppi a rischio. Obiettivo del progetto è sensibilizzare gli operatori della giustizia e della sicurezza per fare in modo che le vittime di violenza nelle relazioni di intimità siano seguite in maniera professionale ed adeguata fin dal primo momento. I gruppi target del progetto sono costituiti dagli operatori legali, para-legali e delle forze dell’ordine. L’idea si ricollega alla attività di rete che già ha iniziato ad operare in alcuni reparti di Pronto Soccorso (come all’Ospedale Maggiore di Bologna).

Il progetto, il cui soggetto proponente è l’Ateneo di Bologna, è transnazionale e coinvolge vari partners, partners associati e aderenti che sono distribuiti tra Italia (Bologna, Milano e Torino), Spagna (Catalogna), Germania (Assia), Francia (Bordeaux) e Grecia (Atene). I partners bolognesi sono il Comune di Bologna, le associazioni Orlando, Udi, Giudit, l’Ausl Bologna, la Fondazione forense bolognese, l’Anci. "L’impegno – spiegano i proponenti del progetto – vuole essere quello di migliorare l’impatto con il momento giudiziario e di polizia delle donne che hanno subito violenza nelle relazioni di intimità". Lexop parte dall’analisi che l’emersione della violenza di genere costituisce ancora un serio problema: troppe donne subiscono in silenzio la violenza perpetrata dal loro partner. Non chiedono aiuto e non denunciano. Quando decidono di parlare o di denunciare, allora gli operatori sanitari e di giustizia devono essere in grado di assistere la donna sia nella prima fase acuta che nel periodo successivo.

Tale capacità impone un appropriato percorso per formulare valutazioni cliniche adeguate, nonché idonee a costruire un valido interfaccia con le forze di polizia al fine di raccogliere elementi a scopo forense e coordinare la strategia probatoria. Il reparto di Pronto Soccorso degli Ospedali costituisce il primo dei luoghi in cui la donna che ha subito violenza chiede assistenza, si rapporta con le forze di polizia e incontra le Istituzioni. Lì, qualora decida di denunciare la violenza, incontra poi il medico-legale, il magistrato e gli assistenti sociali. Risulta pertanto indispensabile un approccio corretto ed integrato da parte delle forze dell’ordine e di tutti gli operatori della giustizia, adeguatamente e specificamente formati, anche per evitare la cosiddetta vittimizzazione secondaria.

Dibattito
Nel pomeriggio di oggi si terrà (a partire dalle ore 16,30 all’Aula Prodi del Complesso di San Giovanni in Monte, Piazza San Giovanni in Monte, 2) un dibattito dal titolo "Culture dell’onore e legislazione italiana". Organizzato dal Dipartimento di Discipline Storiche, Antropologiche e Geografiche dell’Università di Bologna, l’evento prenderà in esame - in prospettiva storica e giuridica - l’abolizione in Italia dei delitti d’onore (previsti dal Codice Rocco) e la legislazione più recente in tema di violenza sulle donne a partire dalla Legge del 1996 che ha riconosciuto lo stupro come delitto contro la persona e non più come delitto contro la morale.

Interverranno al dibattito Gian Paolo Brizzi, direttore del Dipartimento di Discipline Storiche, Antropologiche e Geografiche, Anna Pramstrahler della Casa delle Donne e alcune docenti dell’università di Bologna: Maria Carla Donato, già docente di Storia e istituzioni dell’Asia, Carla Faralli, docente di Filosofia del Diritto, Lucia Ferrante, docente di Storia delle donne e di genere, Susi Pelotti, docente di Medicina legale e presidente del Comitato per le Pari Opportunità. Al termine del dibattito verrà proiettato il documentario "La Siciliana che sfidò la legge. Alcamo 1965". Regia di Lorella Reale, Aleph Film e Rai Educational, Italia, 2005, 67’. Il film racconta la storia di Franca Viola, che a metà degli anni '60 si rifiutò di accettare un "matrimonio riparatore" e contribuì così ad aprire la strada che avrebbe finalmente condotto all’abolizione della legge sui delitti d'onore, nel 1981.