La scoperta dell’Helicobacter pylori, il "batterio della gastrite", valse a Barry J. Marshall e J. Robin Warren il Nobel per la Medicina nel 2005. Ma porta una firma italiana e più precisamente bolognese, la terapia in grado di eradicarla. E’ quella del prof. Dino Vaira del Dipartimento di Medicina Interna e Gastroenterologia del Policlinico universitario Sant’Orsola Malpighi.
Il prossimo 2 giugno il Prof. Vaira sarà a Chigago a rappresentare non solo l’Italia ma l’Europa intera nel Congresso Americano di gastroenterologia che riunirà più di 25.000 specialisti di tutto il mondo. La ricetta italiana per l’Helicobacter, che ha già avuto un riconoscimento ufficiale anche da parte dell’autorevolissimo settimanale Journal of American Medical Association (settimanale che va a tutti, ma proprio tutti i medici degli Stati Uniti d’America), recentemente è stata confermata da uno studio che ha raccolto tutti i dati presenti al mondo sull’accuratezza della terapia. Questo studio, detto metanalisi, sarà invece pubblicato dall’American Journal of Gastroenterology.
La terapia sequenziale è stata testata su 3200 pazienti al mondo, compresi i bambini e anziani sopra i 75 anni, ed è in grado di guarire dal batterio nel 92 per cento dei casi (contro i 70 della terapia tradizionale) rendendo davvero rari i casi di reinfezione (solo l’1 per cento dei casi).
Un vantaggio enorme se si calcola che a soffrire del disturbo sono 24 milioni di italiani (e il 40% della popolazione europea) e che le infiammazioni prodotte dal batterio sono causa di ulcere e di tumori allo stomaco.
La cura consiste in un insieme di medicinali che bloccano la produzione dell’acido gastrico, con più antibiotici (claritromicina e amoxicillina) e tinidazolo. Il tutto per dieci giorni.
La pubblicazione della metanalisi è di fatto una vera indicazione per le linee giuda sia europee che americane.