Giudizio positivo sul decentramento in Romagna espresso dal CNVSU
Il Rapporto del Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario (CNVSU) è stato presentato a Cesena dal Rettore Calzolari. Con lui anche il pro Rettore Guido Gambetta, i sindaci delle città delle sedi decentrate della Romagna e il commissario regionale Pironi.Tra il pubblico docenti, studenti, personale e alcuni parlamentari della regione.
"Di fronte alle conclusioni del CNSVU –ha affermato il Rettore Pier Ugo Calzolari - né l’Ateneo, né i Comuni e gli Enti che con l’Ateneo hanno sostenuto questo impegno intendono assumere toni tripudianti, essendo noi i primi a riconoscere quanto lavoro ancora ci aspetti. Tuttavia, non sarebbe giusto tacere il nostro legittimo compiacimento per quello che sinteticamente il Rapporto definisce "il successo dell’operazione".
Il primo elemento, di tipo politico, da segnalare è che il decentramento ha contribuito in modo significativo sia al decongestionamento dell’Ateneo sia alla qualificazione del territorio. Era questo il primo obiettivo che l’Ateneo di Bologna si era posto negli anni ’90 quando la crescita della popolazione studentesca poneva forti problemi di gestione alle strutture esistenti.
Il modello "multicampus" adottato ha risposto pienamente all’obiettivo. Si deve infatti constatare che il numero di iscritti alle sedi decentrate in Romagna ammontava nell’A.A. 2005-2006 a 20311, pari al 21% del totale degli iscritti all’Ateneo: una percentuale significativa, che ha consentito a Bologna, a fronte di un aumento del 27% della popolazione studentesca a partire dall’inizio degli anni ‘90, di mantenere pressoché inalterato il numero degli studenti nella sede centrale.
L’Ateneo ha in questi anni lavorato intensamente per risolvere i problemi legati alla nascita e crescita di quattro sedi universitarie. Gli elementi acquisiti fanno ritenere che la costituzione delle sedi romagnole abbia contribuito non solo a decongestionare l’Alma Mater, ma anche ad aumentare le iscrizioni rendendo possibile la formazione universitaria a giovani che, in assenza di un’offerta formativa localizzata in Romagna, avrebbero probabilmente rinunciato ad acquisirla.
L’analisi delle relazioni didattiche predisposte dai Poli scientifico-didattici e i risultati dell’incontro con le rappresentanze studentesche ("documentazione dettagliata e molto esauriente" si legge nel Repporto) ha consentito al CNVSU di mettere in luce i motivi dell’attrattività delle sedi romagnole. In primo luogo la qualità della didattica: nonostante il rapporto tra docenti e studenti risulti sfavorevole rispetto alla sede bolognese e le infrastrutture non siano ancora adeguate. Da parte dei rappresentanti dei Poli è stata poi espressa la precisa volontà di fare della qualità dell’offerta formativa l’indirizzo fondamentale della programmazione dei nuovi interventi, finalizzati a rendere più efficienti e meglio fruibili le strutture didattiche e gli spazi di studio a disposizione degli studenti, ma anche a consentire l’inserimento di nuova docenza attraverso il reclutamento di giovani ricercatori.
Un secondo elemento riguarda la possibilità di inserimento di studenti non residenti. Le città della Romagna, con la loro lunga tradizione turistica, non presentano particolari difficoltà di reperimento di un alloggio o di ambientamento, e la popolazione mantiene un atteggiamento aperto nei riguardi dei non residenti. I Poli, di intesa con gli Enti locali, hanno avviato numerose iniziative finalizzate a rendere più agevole l’inserimento dei nuovi venuti (servizi agli studenti, residenze universitarie, appartamenti ad affitto agevolato per gli studenti, etc.).
Resta un fronte aperto quello del riequilibrio della docenza tra la sede centrale e i campus decentrati. Il CNVSU dà atto all’amministrazione dell’Ateneo di avere fatto un notevole sforzo in questa direzione. Usando dati più aggiornati di quelli che erano a disposizione del CNVSU, è possibile affermare che, a fronte di 273 unità di personale docente e ricercatore nell’anno 2000 (anno di esordio dell’attuale amministrazione), al 31 luglio 2007 i docenti-ricercatori erano 644 e che la proiezione al 31 dicembre porta questo numero a 656: l’incremento è stato pari al 140%! Quanto al personale tecnico amministrativo, erano 155 le unità di personale a tempo indeterminato dislocate in Romagna nel 2000 e alla fine del 2007 saranno 311: un incremento pari al 100%, un raddoppio che è stato operato mentre globalmente il personale TA dell’Ateneo è stato semplicemente riportato allo stesso livello del 2001, recuperando le grosse lacune prodotte da tre anni di blocco delle assunzioni.
La terza direzione lungo la quale è opportuno intervengano cambiamenti riguarda l’organizzazione e il supporto dell’attività di ricerca. La valutazione della ricerca di ateneo, effettuata dal nucleo di valutazione, ha messo in evidenza come le sedi romagnole siano particolarmente attive anche in rapporto alle più consolidate strutture di ricerca presenti a Bologna.
Ciò è probabilmente imputabile anche alla minore età media del personale e alla scelta di decentrare iniziative in settori avanzati non presenti a Bologna.
Il Comitato ritiene che, pur con le criticità evidenziate, il decentramento dell’Alma Mater si sia realizzato secondo le linee auspicate, con una programmazione accorta e con una efficace collaborazione da parte degli enti locali, che, in tutte le sedi e in tutti i contesti di verifica, hanno mostrato una piena volontà a collaborare con risorse, idee e iniziative.
Tenendo conto che si tratta del secondo ateneo italiano per dimensioni della popolazione studentesca e della offerta formativa, si deve concludere che il supporto fornito dal Ministero a questa operazione non è stato adeguato, se rapportato agli impegni assunti per analoghe iniziative in sedi universitarie affollate.
"Vale la pena di osservare - si legge nel Rapporto - in proposito che quello costituito da Bologna è un modello di università a valenza regionale, che può confrontarsi con i migliori sistemi di università pubbliche regionali (Università di California, Università dell’Illinois, etc.). E’ una strada che potrebbe essere seguita in altri contesti regionali soprattutto se svolta con analogo rigore sul piano della qualità dell’offerta formativa".
Le conclusioni del Rettore hanno preso spunto dal Rapporto stesso e sono tornate alla questione dei finanziamenti. "Vi si legge – ha affermato Calzolari – che, questo sforzo così intenso e coronato da "successo" "ha gravato, per la parte universitaria, in larga misura sul bilancio esistente dell’Ateneo. Alla luce del successo dell’operazione, sarebbe auspicabile che il Ministero intervenisse a contribuire al consolidamento".
"Il Rapporto andrebbe qui integrato – ha proseguito Calzolari - poiché non si può dimenticare che questo sforzo eccezionale viene effettuato da un Ateneo che è sottofinanziato per circa 30 M€ all’anno e che tuttavia riesce a rimanere nella pattuglia degli atenei più virtuosi (il riconoscimento ufficiale oggi ci viene dalla Commissione Tecnica per il finanziamento del sistema universitario istituita dal Ministro Padoa-Schioppa): debiti praticamente inesistenti e spesa per il personale significativamente inferiore al tetto del 90%.
Per ora a noi basterebbe che le intenzioni del Ministro Mussi potessero andare a compimento e che il fondo di incentivazione che il Ministro Padoa-Schioppa è disponibile a erogare potesse raggiungere le sole università virtuose (sotto il profilo finanziario) e sottoposte da anni ad un regime di sottofinanziamento".
Poi la parola è passata ai sindaci. "Dal Rapporto– ha aggiunto Giordano Conti, sindaco di Cesena – emerge un modello vincente da portare avanti qui e altrove". E ha sottolineato che quello che negli anni si è fortemente voluto "è stato un decentramento in Romagna dell’Università di Bologna e non la nascita di una Università della Romagna".
Ha sottolineato il ruolo e l’impegno del sistema delle autonomie locali anche il sindaco di Forlì Nadia Masini: "quanto è stato sottoposto a verifica non è il frutto di una casualità, ma della scelta politica di fare della formazione una delle leve dello sviluppo territoriale".
Per il sindaco di Rimini Alberto Ravaioli il decongestionamento è una "operazione amministrativa che abbiamo saputo trasformare in un'operazione culturale". E ha sottolineato anche i trend per il futuro che, oltre al legame con Bologna, rimarcheranno una maggiore integrazione funzionale delle quattro sedi romagnole.
Un cenno di ringraziamento "ai docenti, che con il loro trasferimento in Romagna hanno saputo trasformare il rischio in opportunità", ha trovato spazio nell'intervento del vice sindaco di Ravenna Giannantonio Mingozzi.
Quindi il consigliere della V Commissione Regionale Massimo Pironi, il quale, anche da parte sua, ha sottolineato come quella del decentramento sia stata una scelta fortemente voluta. "La Regione Emilia-Romagna ha individuato come valore fondamentale la coesione sociale e così ha valorizzato il capitale umano". E ha assicurato: "La Commissione che rappresento non è solo attenta alle trasformazioni in atto, ma le vuole anche accompagnare".
Le conclusioni sono spettate al pro Rettore Guido Gambetta il quale, oltre al merito per quanto fatto non solo nella didattica e nella ricerca ma anche nella sperimentazione di innovazioni gestionali e amministrative, ha voluto volgere lo sguardo verso il futuro: "come già accennato dal Rettore il Multicampus va completato perché la realtà è andata avanti e ha superato lo Statuto". Sulla modifica della Carta costituzionale dell'Ateneo - ha concluso Gambetta - che c’è sicuramente un impegno da parte del Rettore così come sul riequilibrio del personale e sull’edilizia. Perchè anche a costo di qualche sacrificio la Romagna si è dimostrata e potrà dimostrarsi anche in futuro un valore aggiunto per un Ateneo che ha saputo credere nell’impresa".
Allegati
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Rapporto del CNVSU [1.4 MB]
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Discorso Rettore [57.5 KB]