Unibo Magazine
Verrà calata in acqua tra un anno, a maggio 2005, e di certo sarà un evento. Mai nessuno, infatti, aveva ricostruito un’imbarcazione dell’epoca romana con la pretesa di attraversare il Mediterraneo. Mai nessuno prima di un’equipe di studiosi dell’Università di Bologna e del Consorzio Universitario di Trapani.

Il progetto è stato ideato dal professor Francesco Torre, docente di geomorfologia marina all’Alma Mater, dopo due spedizioni con il famoso oceanografo statunitense Robert Ballard che hanno portato al rinvenimento di cinque navi romane nelle profondità del Canale di Sicilia, e di una nave romano-bizantina perfettamente conservata nel Mar Nero. Scoperte estremamente importanti che, oltre a fornire una rara testimonianza sulle reali fattezze delle imbarcazioni dell’epoca, hanno portato a rivedere le rotte ipotizzate dagli studiosi: si pensava che i mercantili, appesantiti dal carico, viaggiassero sotto costa per ripararsi dal maltempo e invece ecco questi reperti accasciati nelle profondità del mare aperto.
Sull’onda emotiva di questi stimoli e dal disegno di Marco Bonino, docente di architettura navale, prende forma la Venus Ericina, perfetta replica di un mercantile romano, lunga venticinque metri e con una stazza a pieno carico di centoventi tonnellate.

La realizzazione di questa moderna nave dell’antichità è stata affidata alle mani esperte di mastro Michele D’Amico, uno dei più stimati maestri d’ascia di Trapani. Perché nel già ambizioso progetto del professor Torre, il vincolo principale consiste nel non tradire il contesto storico: la Venus Ericina si rifà ad una imbarcazione del I-II secolo dopo Cristo, e i metodi di costruzione, le unità di misura per i calcoli architettonici, tutto ciò che gira attorno alla realizzazione della nave, deve essere assolutamente fedele a quel che sarebbe stato duemila anni fa.
Il tutto nell’ottica della sfida finale, il varo della Venere di Erice e il suo viaggio inaugurale da Trapani a Cartagine, vicino all’odierna Tunisi, seguendo la stessa rotta dei mercanti della Roma imperiale e portando lo stesso carico composto da anfore contenenti vino, olio e grano. Gli otto studiosi dell’equipaggio, capitanato da Stefano Medas, docente di Storia della navigazione antica, dovranno usare le originali tecniche di navigazione basate sulla conoscenza dei venti, e si orienteranno col sole e le stelle. Radar, bussola e radio sono naturalmente proibiti!

Il progetto ha un grande valore scientifico: "Sappiamo abbastanza poco di come navigavano gli antichi" afferma il prof. Torre, "conoscere come si comportano le navi dell’epoca in mare significa conoscere la storia della navigazione antica. Questa replica di nave romana ci dirà molte cose sullo sviluppo delle antiche civiltà del Mediterraneo".