Via libera del senato alla nuova figura dei ricercatori a tempo determinato, già al centro dell’interesse di enti e imprese disposti a finanziarne l’attività. I primi bandi dovrebbero arrivare già prima dell’estate. I contratti potranno durare da un minimo di un anno ad un massimo di tre e potranno essere rinnovati una sola volta fino ad un massimo di sei anni.
Come nei migliori atenei europei, sottolineano in Rettorato, i bandi specificheranno, oltre ai requisiti di ammissione, anche gli obiettivi di produttività dell’incarico e, trattandosi di ricerca, saranno promossi dai dipartimenti. Per candidarsi occorrerà essere in possesso di dottorato di ricerca o, per i medici, di diploma di scuola di specializzazione. Come disposto dalle norme nazionali, la retribuzione sarà superiore a quella dei colleghi a tempo indeterminato ad inizio carriera: si andrà dal 120 per cento lordo, al 135 o 150 per cento, a seconda del carico di lavoro, che non potrà comunque eccedere le 1800 ore annue.
I ricercatori potranno dedicarsi anche ad attività didattica per non più di 60 ore di lezione frontale e 350 complessive (esami, ricevimento). Ancora prematura, secondo il management dell’Ateneo, ogni stima sul numero delle assunzioni. La possibilità di assumere ricercatori a tempo determinato è prevista dalle norme dello Stato.