Unibo Magazine

Venerdì 28 e sabato 29 maggio, la Cineteca di Bologna ospita la prima edizione di "Far Game",

convegno (e non solo) dedicato al mondo dei videogiochi nelle loro declinazioni culturali e mediali. Un evento che parte dall'Archivio Videoludico, nato proprio in Cineteca poco più di un anno fa, e coinvolge i dipartimenti di Discipline della comunicazione e di Musica e spettacolo, con la collaborazione dell'Aesvi - Associazione editori software videoludica italiana e della Facoltà di Scienze della formazione, più il patrocinio del Consorzio Università - Città di Bologna.

"La cultura videoludica - spiega Giovanna Cosenza, docente al Dipartimento di Discipline della Comunicazione e direttrice del Comitato scientifico - è trasversale a diversi mezzi: cinema, televisione, pubblicità fumetto. Questa transmedialità è andata a riflettersi inevitabilmente anche nell'organizzazione dell'evento: guardare al videogioco come medium chiama in causa la comunicazione, la parte visiva e di messa in scena richiama invece le competenze di chi si occupa di spettacolo, e il punto di vista educativo non può che coinvolgere esperti di formazione".

Oltre ai tanti docenti dell'Alma Mater coinvolti, la due giorni vedrà intervenire diversi ospiti che in modi differenti trovano un contatto con il mondo videoludico: il sociologo Giovanni Boccia Artieri, lo scrittore Wu Ming 1, il direttore di Wired Italia Riccardo Luna, la pubblicitaria e scrittrice Annamaria Testa e altri ancora. Spazio anche per contaminazioni con il cibo ("Eat & Play. Evento gastronomico con piatti ispirati ai videogiochi") e ovviamente con il cinema: in programma una proiezione speciale e una tavola rotonta cui interverranno anche Enrico Ghezzi e Marco Manetti, uno dei Manetti Bros.

Ma "Far Game" non è soltanto un convegno in cui si parla di videogiochi: i videogiochi si possono anche provare. Un'area di gioco nella Biblioteca Renzo Renzi è allestita con console messe a disposizione da Microsoft, Nintendo, Sony Computer Entertainment Italia e Ubisoft. Non mancheranno poi spazi dedicati ai videogiochi storici, il cosiddetto retrogaming, con anche una serie di titoli messi a disposizione dall'Archivio Videoludico.

"Parlare di videogiochi - dice ancora Giovanna Cosenza - è ormai come parlare di libri: è un universo vasto, diviso, proprio come con i libri, per generi e con titoli adatti a persone e età diverse. Non ha senso chiedersi se i videogiochi fanno bene o fanno male, è invece importante iniziare a guardarli come un fenomeno culturale complesso e da analizzare. E' un bene che la cultura accademica lo abbia capito".