I reperti custoditi nella Collezione delle Cere Anatomiche "Luigi Cattaneo" dell’Università di Bologna sono stati ritrovati alcuni anni fa in un deposito del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie, con poche informazioni sulla loro provenienza. Quando il MUDEC di Milano li ha chiesti in prestito in occasione della mostra “Tatuaggio. Storie dal Mediterraneo”, gli studiosi hanno approfittato dell’occasione per realizzare un’analisi dettagliata.
Lo studio si è concentrato in particolare su tre frammenti di pelle tatuata. Utilizzando tecniche spettroscopiche non distruttive, l’obiettivo era caratterizzare i pigmenti e i materiali impiegati, nonché il loro stato di conservazione, senza compromettere l'integrità dei manufatti.
Grazie alla spettroscopia infrarossa (IF) e alla spettroscopia a fluorescenza a raggi X (XRF) disponibili presso Elettra Sincrotrone Trieste e al Centro internazionale di fisica teorica “Abdus Salam” (ICTP), i ricercatori hanno potuto ricostruire l’origine degli inchiostri utilizzati. Quelli neri erano realizzati a partire da fuliggine ricca di carbonio, probabilmente prodotta dalla combustione di materiale vegetale, mentre quelli marroni mostrano pigmenti terrosi naturali, tra cui ferro e manganese. Gli inchiostri rossi, invece, contenevano tracce di piombo e di mercurio, il che potrebbe indicare l’utilizzo del cinabro, un pigmento minerale usato fin dall’antichità.
Le analisi hanno mostrato anche tracce di composti di calce e zinco, usati in passato dai musei per trattare e conservare i reperti anatomici. Ma sono emerse anche tracce di attività fungina: un segnale di processi di deterioramento in corso nei frammenti di pelle. Queste informazioni hanno quindi permesso di pulire, stabilizzare e rimontare i reperti in modo sicuro, migliorando la visibilità dei tatuaggi nel rispetto della loro autenticità storica.
“Il lavoro di analisi realizzato dimostra l’utilità della fisica applicata ai beni culturali per definire nuove metodologie di studio e conservazione”, dice Monia Vadrucci, promotrice dello studio e ricercatrice presso l’Agenzia Spaziale Italiana. “Si tratta di un passo avanti fondamentale per la tutela e lo studio di antichi lembi di cute tatuata, un ambito finora privo di metodologie consolidate”.
I risultati dell’indagine sono stati pubblicati su npj Heritage Science con il titolo “Scientific analysis and preservation protocols for tattooed skin specimens from ‘Luigi Cattaneo’ anatomical wax collection”. Per l’Università di Bologna hanno partecipato Ester Orsini, Elisa Lodolo, Cristina Nisi e Stefano Ratti.