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Nella Collezione delle Cere Anatomiche "Luigi Cattaneo" dell’Università di Bologna ci sono anche alcuni frammenti di pelle umana tatuata risalenti al XIX secolo. Da dove arrivano? Come sono stati fatti? E perché si trovano lì?

Collegando anatomia, chimica, conservazione dei beni culturali e antropologia, un gruppo interdisciplinare di studiosi ha analizzato questi insoliti reperti per cercare nuove risposte. L'impresa ha coinvolto ricercatori dell’Agenzia Spaziale Italiana, del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie e del Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Bologna, del Dipartimento di Studi letterari, filosofici e di Storia dell’arte dell’Università di Roma “Tor Vergata”, di Elettra Sincrotrone Trieste, del Central European Research Infrastructure Consortium (CERIC-ERIC), del Laboratorio Post-Scriptum e del Centro internazionale di Fisica teorica “Abdus Salam” (ICTP).

“I frammenti analizzati sono una testimonianza eccezionale del percorso di evoluzione del tatuaggio da pratica popolare e rituale a espressione artistica”, dice Stefano Ratti, professore al Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università di Bologna e responsabile scientifico della Collezione delle Cere Anatomiche "Luigi Cattaneo". “Inoltre, grazie a questo lavoro abbiamo potuto definire per la prima volta protocolli di analisi, restauro e conservazione specifici per questi straordinari e fragili reperti”.

Risalenti al XIX secolo, i tatuaggi analizzati presentano infatti una varietà di soggetti che includono motivi religiosi, come gli ex-voto legati ai pellegrinaggi alla Santa Casa di Loreto, ma anche temi di natura personale, amorosi ed erotici: una prospettiva inedita sulla cultura materiale e simbolica dell'epoca.

In questo periodo, del resto, la storia millenaria del tatuaggio nasconde una fase oscura e poco nota, legata alle teorie diffuse da Cesare Lombroso. Secondo questa visione, oggi screditata, i tatuaggi erano infatti segnali di una innata degenerazione morale presente nei criminali. Si iniziarono quindi a conservare frammenti di pelle umana tatuata all’interno di collezioni museali dedicate alla criminologia, alla storia naturale e all’anatomia.

I frammenti di pelle tatuata conservati alla Collezione delle Cere Anatomiche "Luigi Cattaneo"
I frammenti di pelle tatuata conservati alla Collezione delle Cere Anatomiche "Luigi Cattaneo"

I reperti custoditi nella Collezione delle Cere Anatomiche "Luigi Cattaneo" dell’Università di Bologna sono stati ritrovati alcuni anni fa in un deposito del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie, con poche informazioni sulla loro provenienza. Quando il MUDEC di Milano li ha chiesti in prestito in occasione della mostra “Tatuaggio. Storie dal Mediterraneo”, gli studiosi hanno approfittato dell’occasione per realizzare un’analisi dettagliata.

Lo studio si è concentrato in particolare su tre frammenti di pelle tatuata. Utilizzando tecniche spettroscopiche non distruttive, l’obiettivo era caratterizzare i pigmenti e i materiali impiegati, nonché il loro stato di conservazione, senza compromettere l'integrità dei manufatti.

Grazie alla spettroscopia infrarossa (IF) e alla spettroscopia a fluorescenza a raggi X (XRF) disponibili presso Elettra Sincrotrone Trieste e al Centro internazionale di fisica teorica “Abdus Salam” (ICTP), i ricercatori hanno potuto ricostruire l’origine degli inchiostri utilizzati. Quelli neri erano realizzati a partire da fuliggine ricca di carbonio, probabilmente prodotta dalla combustione di materiale vegetale, mentre quelli marroni mostrano pigmenti terrosi naturali, tra cui ferro e manganese. Gli inchiostri rossi, invece, contenevano tracce di piombo e di mercurio, il che potrebbe indicare l’utilizzo del cinabro, un pigmento minerale usato fin dall’antichità.

Le analisi hanno mostrato anche tracce di composti di calce e zinco, usati in passato dai musei per trattare e conservare i reperti anatomici. Ma sono emerse anche tracce di attività fungina: un segnale di processi di deterioramento in corso nei frammenti di pelle. Queste informazioni hanno quindi permesso di pulire, stabilizzare e rimontare i reperti in modo sicuro, migliorando la visibilità dei tatuaggi nel rispetto della loro autenticità storica.

“Il lavoro di analisi realizzato dimostra l’utilità della fisica applicata ai beni culturali per definire nuove metodologie di studio e conservazione”, dice Monia Vadrucci, promotrice dello studio e ricercatrice presso l’Agenzia Spaziale Italiana. “Si tratta di un passo avanti fondamentale per la tutela e lo studio di antichi lembi di cute tatuata, un ambito finora privo di metodologie consolidate”.

I risultati dell’indagine sono stati pubblicati su npj Heritage Science con il titolo “Scientific analysis and preservation protocols for tattooed skin specimens from ‘Luigi Cattaneo’ anatomical wax collection”. Per l’Università di Bologna hanno partecipato Ester Orsini, Elisa Lodolo, Cristina Nisi e Stefano Ratti.

  • Stefano Ratti

    Stefano Ratti

    Stefano Ratti è professore al Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie e referente scientifico della Collezione delle Cere Anatomiche "Luigi Cattaneo", parte del Sistema Museale di Ateneo. Studia i meccanismi cellulari e molecolari di malattie rare in campo neurodegenerativo, oncologico, cardiovascolare e muscolo-scheletrico e lo sviluppo di tecnologie mediche di precisione dalla robotica alla realtà aumentata e all’intelligenza artificiale a partire dall’anatomia umana con collaborazioni scientifiche internazionali.