Da uno straordinario "scavo negli archivi" dei musei di Cartagine e del Bardo, in Tunisia, è tornato alla luce un patrimonio di intonaci dipinti che per raffinatezza non ha nulla da invidiare ai celebri esempi di Pompei. Una riscoperta della cultura cromatica nelle pareti dipinte del Nord Africa romano che nasce da un progetto sostenuto con fondi PNRR e guidato dalla professoressa Antonella Coralini, del Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna.
L’iniziativa ha portato un gruppo multidisciplinare di studiose e studiosi - codiretto con Nesrine Nasr dell'Istituto Nazionale del Patrimonio di Tunisi - ad analizzare centinaia di casse piene di frammenti di intonaci dipinti, nell’ambito di un ambizioso programma di studio e valorizzazione dei materiali conservati al Museo nazionale di Cartagine e al Museo nazionale del Bardo.
“Le analisi che abbiamo realizzato su questi straordinari reperti hanno rivelato l'uso di pigmenti rari e costosi, come il rosso cinabro”, spiega Antonella Coralini. “Il nostro obiettivo è restituire alla conoscenza scientifica e al grande pubblico questi complessi decorativi che per secoli sono stati messi in ombra dalla maggiore resistenza dei mosaici, ma che costituivano la vera anima cromatica delle domus romane in Nord Africa”.