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With more than chance frequency. Forty years of Universals of Language

dal 19 al 20 Gennaio 2007

Aula Prodi e Aula Absidale

Un convegno internazionale di grande rilievo per la statura scientifica dei partecipanti e per la centralità del tema

Le lingue del mondo sono evidentemente diverse tra loro. Possono differire poco (come italiano e spagnolo) o molto (come italiano e cinese). Ma hanno una base comune che è specifica della specie umana. Al contrario gli animali, anche i primati superiori, non sono in grado di formulare autonomamente frasi complesse come, ad esempio, "In questo zoo non sto male ma preferirei riguadagnare la mia libertà e correre liberamente negli spazi a me più congeniali...". Questa base comune è una capacità astratta, biologicamente ereditata, che si chiama 'Linguaggio' e che verrà integrata, nel  corso della crescita, con l'esperienza diretta, attraverso l'interazione con l'ambiente. Il linguaggio è uguale per tutti gli esseri umani, le lingue divergono. Nelle lingue del mondo si può dunque non solo cercare e definire la diversità, ma anche ciò che è universale, comune a tutte le lingue. E' un universale il fatto che tutte le lingue del mondo presentano ricorsività (cioè la possibilità di costruire frasi indefinitamente lunghe) , regole che si applicano in dipendenza dalla struttura, la presenza di una doppia rticolazioni (suoni, sprovvisti di significato intrinseco, che vengono usati per costruire unità di livello superiore dotate di significato, le parole), ecc. Anche l'ordine delle parole nella frase presenta proprietà generalizzabili:  se una lingua presenta l'ordine sintattico basico  Soggetto/Oggetto/Verbo avrà una certa serie di caratteristiche correlate e deducibili (la relativa verrà dopo il nome che la regge 'la ragazza che ho visto ieri'; sarà una lingua con preposizioni, l'aggettivo dovrebbe seguire il nome, ecc.) mentre lingue con ordine diverso avranno caratteristiche correlate diverse, in una lingua Soggetto/Oggetto /Verbo la relativa  precede il nome (qualcosa come 'che ho visto ieri la ragazza'), avrà postposizioni e l'aggettivo precederà il nome. Lo studio empirico degli universali ha riscontrato -come sempre avviene in un dominio scientifico- regolarità ed eccezioni. Un tema correlato a questo ha a che fare con la domanda: quanto possono divergere le lingue del mondo? Infinitamente o all'interno di certi parametri? Un fondamentale articolo di Joseph Greenberg, nel 1963, ha dato origine allo studio degli universali. Da allora tale studio non si è mai interrotto ed oggi vi sono correnti di pensiero diversificate sulla natura e sulle funzione degli universali tra cui le più importanti sono quella chomskiana che insiste sulla natura 'formale' degli universali e quella funzionale (espressa per esempio da William Croft, presente, tra l'altro al congresso). Scopo della due giorni bolognese sarà quello di esplorare la tenuta delle varie ipotesi sugli universali nei vari subdomini della linguistica. Si parlerà di universali nei sistemi dei suoni, in morfologia, in sintassi, in semantica, in pragmatica, in diacronia e nell'acquisizione della lingua. Al convegno, organizzato dal Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, parteciperanno i maggiori studiosi (vedi programma in allegato) del mondo in questo settore, provenienti da tutta Europa e dagli Stati Uniti. E all'incontro si sono iscritti uditori da tutto il mondo. Ad aprire i lavori saranno il Rettore Pier Ugo Calzolari, il pro Rettore Roberto Grandi, il preside di Lingue Alberto Destro e la direttrice del dipartimento di Lingue e Letterature straniere Romana Zacchi. Ad organizzare e promuovere l'iniziativa Sergio Scalise, Elisabetta Magni, Edoardo Vineis, Antonietta Bisetto (Università di Bologna, Dipartimento di Lingue). Gli atti saranno pubblicati dalla casa editrice Springer.

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