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Miniere, minerali e metalli nell'Italia del Rinascimento: da Biringuccio ad Agricola

14 Marzo 2018

ore: 11:00

Accademia delle Scienze, Sala Ulisse (Via Zamboni, 31 - Bologna)

Conferenza tenuta da Annibale Mottana, Accademico dei Lincei e socio dell'Accademia Nazionale della Scienze detta dei XL

Il Cinquecento è il secolo in cui nell’industria della stampa si insinua per la prima volta un nuovo soggetto su cui operare per ricavarne un ritorno economico: l’Arte mineraria, con le strettamente derivate Minerurgia e Metallurgia. Il primo trattato onnicomprensivo di Arte mineraria, Chimica tecnica e Metallurgia è di un italiano, il senese Vannoccio Biringuccio (1480 - 1537) che nel suo "De la Pirotechnia" (1540) delineò non solo l’estrazione ma anche i metodi d’assaggio col fuoco dei principali metalli e descrisse la fusione delle artiglierie e delle campane. Biringuccio spianò la via al "De re metallic"a (1556) senz’altro il più importante trattato dell’epoca, scritto a metà Cinquecento da un altro medico, Georg Bauer, latinizzato in Georgius Agricola (1494 - 1555). Nel secondo Cinquecento i minerali metallici rimasero il campo operativo degli esperti minerari e metallurgici, mentre si sviluppò un vasto interesse per i minerali colorati e di forme strane, che divennero i protagonisti delle Wunderkammern. Si giunse così a sviluppare la nomenclatura e la sistematica mineralogica, di cui uno dei più importanti promotori fu il bolognese Ulisse Aldrovandi (1522 – 1605), che non riuscì però a pubblicare il catalogo della sua collezione in vita: solo nel 1648 uscì, a cura di Bartolomeo Ambrosini, il "Musaeum metallicum" che descrive parte della collezione che Aldrovandi lasciò in eredità alla città di Bologna e che tuttora è conservata in parte nelle collezioni universitarie bolognesi.