Montevideo, 3 ragazzi, 24 ore: ritratto impietoso di una generazione scarica.
A metà fra Jarmusch e i ritratti generazionali stile Clerks, questo film è forse fra i più simili alle cinematografie indipendenti, sia nordamericane che europee: a partire dalle tematiche (la generazione X, sospesa fra l'ignavia e le poche speranze per il futuro), il montaggio veloce, la musica.
Nondimeno, mantiene una freschezza e un'originalità proveniente dal forte legame con la terra d'origine (a partire dallo slang spanglish), e teatro della vicenda un Uruguay comunque inedito per gran parte del pubblico europeo.
Montevideo: una giornata come tante di tre giovani di poche speranze. 25 Watts si può riassumere così, d'altronde la vita dei ragazzi e della loro cerchia sembra non avere nessuno scopo, si trascina così fra il tentativo di sfuggire ad un lavoro e il cercare di passare un esame di lingua (ma solo per l'interesse suscitato dalla bella insegnante). Come un criceto sulla ruota, i tre non fanno altro che andare in giro, senza spingersi troppo lontano dal quartiere popolare dove sono nati. Affrontando la vita con la stessa (scarsa) carica di una lampadina. Di 25 Watts.