Unibo Magazine

"Imparare è il mio mestiere". Fa un certo effetto sentirlo dire da uno dei più celebrati maestri del cinema qual è Martin Scorsese. "Non solo un grande regista, ma anche uno storico, un critico, un cinefilo e un restauratore di pellicole – come ha ricordato il professor La Polla chiamato a tratteggiarne la figura prima che il Rettore Pier Ugo Calzolari lo laureasse, sabato scorso, "dottore ad honorem" in Cinema e televisione e produzione multimediale. E nei pochi minuti a sua disposizione, il professor La Polla ha sintetizzato quello che è il cinema per il regista newyorkese "Per Scorsese il cinema è quello che sta dentro e fuori dall’inquadratura, il cinema è una vocazione, che gli fa superare persino la chiamata del seminario, il cinema è il suo destino". Quindi, dopo che il preside Sassatelli ha letto il verbale con cui il consiglio della Facoltà di Lettere ha deciso di conferirgli la laurea, Scorsese ha preso la parola per la sua lezione dottorale. Ha ringraziato in italiano, forse un po’ imbarazzato, certamente abbagliato dai mille flash che non si volevano perdere nessuna espressione del suo volto. "Di imparare nella vita non si finisce mai. Io stesso studio di continuo i film. Anche quando faccio i miei imparo, perché il processo stesso di fare un film è una lezione, una sorta di rieducazione", ha detto in apertura.

Poi il racconto dell’esperienza e degli insegnanti, mentre un’Aula Magna gremita e silenziosa ascoltava la voce del regista e quella della traduttrice, che si avvicendavano. "Tutto è cominciato dalla mia curiosità", ha ammesso Scorsese. E ha proseguito "l’esperienza più formativa è stato guardare Paesà di Rossellini. Allora avevo cinque anni e stavo scoprendo la mia famiglia, da dove venivo, ma anche le emozioni che un racconto per suoni e immagini poteva dare". Insomma un approccio al cinema che è stato emotivo prima di diventare colto.

Quasi d’obbligo, per il dottor Scorsese, la rievocazione della sua esperienza alla New York University che allora, negli anni Sessanta, contava solo 32 studenti per gli studi di cinema. Qui l’incontro con gli insegnanti e i colleghi e la loro impareggiabile lezione: "Io credevo nel cinema – ricorda Scorsese - loro mi insegnarono a credere in me stesso".

Ma oltre agli incontri fisici ci furono anche quelli "in pellicola". E qui ci sono tanti registi dal nome familiare. "Mi è impossibile dire quanto io abbia imparato dal cinema italiano". E’ sempre negli anni Sessanta che Scorsese "conosce" Pier Paolo Pasolini. "Nel 62 vidi Accattone e l’esperienza mi colse impreparato". Prima ancora della "bellezza, della potenza e della gioia del Vangelo secondo Matteo, capì come il sacro può stare col profano, come la vita può essere raccontata nei suoi aspetti più crudi.

Ancora grandi ispirazioni dalla "malinconia e la dolcezza rara di Ermanno Olmi", alla visione "lirica e politica" di Francesco Rosi, per non parlare poi della lezione di Roberto Rossellini, non solo quello degli esordi, ma anche quello che Scorsese incontrò per caso per le vie Roma, nel periodo in cui lavorava ai documentari per la tv.

Alla fine della lezione un messaggio ai giovani. Quello di avere il "coraggio di esprimere la realtà" e di incamminarsi sulla non facile strada di diventare "essere umani in grado di provare compassione".