"E se ovunque, specie all’Università, la qualità dovrebbe prevalere sulla quantità, in realtà non basterebbero neppure le 24 ore giornaliere per tener testa a quello che la coscienza del docente e l'immaginazione e curiosità del ricercatore che è in ognuno di noi ci spingono a fare, per l'evoluzione scientifica dei nostri studenti e l'aggiornamento e approfondimento delle conoscenze nei nostri settori disciplinari". Si chiude con queste decise parole il documento redatto dalla prof.ssa Lilla Maria Crisafulli e sottoscritto da circa 240 docenti dell'Università di Bologna e di altri atenei italiani in risposta alla stima sull'orario di lavoro dei professori universitari calcolata dalla Ragioneria generale dello Stato.
Il testo del documento è stato pubblicato oggi sulle pagine del Sole 24 ore, in sintesi nell'edizione cartacea, in versione integrale sul sito web del quotidiano.
Proprio sulle pagine del Sole 24 Ore, lo scorso 26 maggio, erano stati riportati i dati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, secondo cui l'orario di lavoro giornaliero per un professore ordinario dell'università italiana sarebbe ridotto a tre ore e 39 minuti. Immediata era stata la reazione di molti docenti universitari, tra cui quella della prof.ssa Crisafulli, docente alla Facoltà di Lingue e rappresentante dei professori ordinari nel CdA dell'Alma Mater, manifestata in un documento di risposta, subito sottoscritto da numerosi colleghi di diversi atenei italiani.
I dati della Ragioneria di Stato, spiega il documento, sono calcolati "partendo da minimi ministeriali, ed introducendo poi un correttivo per ulteriori attività istituzionali, incrementando tali minimi di un fattore arbitrario (per un professore a tempo pieno da 350 a 950)". Ma le attività di un docente universitario sono molteplici e spesso non misurabili in modo convenzionale. Così come non è certamente quantificabile il tempo dedicato alla ricerca, "che è missione principale del docente universitario, e fondamentale anche per realizzare una docenza e una didattica a livello adeguato".
La messa a punto delle lezioni, che "vanno preparate e diversificate sulla base della popolazione studentesca cui si rivolgono", le ore "ufficiali e ufficiose" dedicate al ricevimento degli studenti, quelle spese nella "correzione e discussione di tesi e tesine", nonché nella "preparazione e correzione di esami scritti e orali", senza dimenticare il tempo speso per "creare contatti e sottoscrivere convenzioni con il mondo del lavoro per lo svolgimento efficace di stage e tirocini" e l'impegno "sul fronte dell'internazionalizzazione". Sono alcuni degli impegni che, spiega il documento, un professore universitario si trova quotidianamente ad affrontare. A questi si aggiungono poi "le ore spese in varie commissioni didattiche e di ricerca, in sedute sempre più frequenti di Corso di laurea, di Indirizzo, di Facoltà, di Ateneo, e l'impegno profuso presso scuole e collegi di Dottorati e di Master e di commissioni di concorso locali e nazionali". Insomma, si legge ancora nel testo, "oggi, i docenti italiani fanno più ore di lezioni frontali, di esami, di tesi, di amministrazione di molti loro corrispettivi europei e nordamericani".
Poi ci sarebbe il tempo riservato alla ricerca. Perché "dal rapporto non si evince in alcun modo se la ricerca debba essere inglobata in questo monte ore o se non sia tenuta in conto del tutto, e proprio la ricerca che resta dovere fondamentale dell’Università". Un tempo, quello per la ricerca, che di fronte ad una "sempre più impellente richiesta di una costante performance" è sempre più ristretto, con fondi sempre più scarsi che si traducono nell'impossibilità di "portare avanti gli studenti più bravi e meritevoli e di dar loro qualche prospettiva".
Il documento redatto da Lilla Maria Crisafulli ha trovato immediato sostegno in larga parte del mondo accademico, raccogliendo ad oggi circa 240 adesioni non solo all'interno dell'Università di Bologna, ma anche da docenti delle università di Roma La Sapienza, Ca' Foscari Venezia, l'Orientale di Napoli, Milano Bicocca, Parma, Urbino, Pisa, Viterbo, Bari, Catania, Pavia, Siena, Valle d'Aosta, Palermo.