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La maggiore mortalità in estate, dovuta all’aumento delle temperature estreme, non viene bilanciata da una diminuzione dei decessi legata a inverni più miti. Lo mostrano i risultati di uno studio pubblicato sullo Europaen Journal of Population che ha indagato le possibili conseguenze dell’aumento di mortalità causato dalle ondate di calore.

“Le temperature estreme hanno effetti negativi sulla salute e la mortalità: l’aumento delle ondate di calore dovuto alle conseguenze del cambiamento climatico porterà quindi a un inasprimento di questi problemi”, spiega Raya Muttarak, professoressa al Dipartimento di Scienze Statistiche "Paolo Fortunati" dell’Università di Bologna, tra gli autori dello studio. “Proprio per questo, i risultati della nostra indagine sono particolarmente importanti per indirizzare le politiche di mitigazione e gli interventi a sostegno delle persone più a rischio”.

Gli studiosi hanno indagato in che modo l’aumento delle ondate di calore può collegarsi con il cosiddetto “effetto harvesting”. Secondo questo fenomeno, determinati fattori ambientali o climatici particolarmente sfavorevoli possono portare a un aumento della mortalità, dovuto soprattutto a un picco di decessi di persone con condizioni di salute già molto compromesse. Di conseguenza, però, l'anticipazione di questi decessi, che sarebbero comunque avvenuti nel breve periodo, dovrebbe portare anche a una diminuzione della mortalità nel periodo successivo.

Per valutare questa dinamica, gli studiosi hanno analizzato il rapporto tra temperature estreme (sia in inverno che in estate) e mortalità per gli over 60 in 107 provincie italiane tra il 2011 e il 2019. I risultati mostrano che se da un lato inverni molto freddi possono ridurre l’impatto dei picchi di calore dell’estate successiva, lo stesso meccanismo non vale in senso contrario.

“Nonostante sia stato osservato un significativo effetto harvesting nella stagione invernale, che riduce la mortalità in estate, questa dinamica non si ripresenta nella direzione opposta”, conferma Vinod Joseph Kannankeril Joseph, dottorando dell’Alma Mater e primo autore dello studio. “Picchi di mortalità durante estati molto calde non portano infatti a diminuzioni della mortalità invernale, soprattutto nei periodi più freddi: questo vale soprattutto per le persone che si trovano in condizioni sociali particolarmente svantaggiate”.

I modelli climatici prevedono per l’Italia un aumento delle ondate di calore in estate, ma l’effetto harvesting potrebbe quindi non essere sufficiente per mitigare l’aumento della mortalità legata a fattori climatici. Al contrario – suggeriscono gli studiosi – l’aumento delle temperature estreme potrebbe portare a un aumento generalizzato della mortalità, andando a colpire segmenti sempre più ampi di popolazione.

“Sappiamo che i picchi di calore sono destinati ad aumentare nei prossimi anni e per questo è fondamentale mettere a punto strategie mirate per ridurre l’impatto di questi fenomeni sulla salute delle persone più fragili: molti decessi causati dal caldo estremo possono essere evitati con interventi tempestivi e sistemi di allerta efficaci”, commenta Raya Muttarak.

“Questi risultati possono quindi essere utili per rafforzare le strategie di tutela della salute pubblica – aggiunge Vinod Joseph Kannankeril Joseph – anche intensificando la sorveglianza sulle variazioni di mortalità in rapporto alle temperature, incentivando l’accesso a sistemi di condizionamento per le persone più anziane e rinnovando le campagne di comunicazione su questi temi mirate alle popolazioni più vulnerabili”.

Lo studio è stato pubblicato sullo European Journal of Population con il titolo “Harvesting Effect and Extreme Temperature-Related Mortality in Italy”. Per l’Università di Bologna hanno partecipato Vinod Joseph Kannankeril Joseph e Raya Muttarak, entrambi del Dipartimento di Scienze Statistiche "Paolo Fortunati".

  • Raya Muttarak

    Raya Muttarak

    Raya Muttarak è professoressa ordinaria di Demografia al Dipartimento di Scienze Statistiche "Paolo Fortunati" dell'Università di Bologna. Si occupa di popolazione, ambiente e sviluppo sostenibile, di eterogeneità della popolazione e previsioni demografiche, di vulnerabilità e capacità di adattamento, di migrazione e mobilità e di salute, benessere e sicurezza alimentare. È la Principal Investigator del progetto ERC-Consolidator POPCLIMA:  Population Dynamics under Global Climate Change (2022-2026).