Fondazione Golinelli entra nella compagine societaria di Almacube, l’innovation hub dell’Università di Bologna e di Confindustria Emilia Area Centro, portando con sé le competenze e la rete di G-Factor, il proprio incubatore-acceleratore specializzato in life science e tecnologie emergenti. Con questa operazione - inedita nel panorama degli hub di innovazione in Emilia-Romagna - Almacube amplia la propria capacità di accompagnare startup e spin-off lungo l’intero percorso imprenditoriale: dalla ricerca e pre-incubazione fino all’accelerazione con le imprese e all’ingresso nel mercato. Fondazione Golinelli accompagna il proprio ingresso in Almacube con un investimento complessivo di 1 milione di euro.
"Con l'ingresso di Fondazione Golinelli diamo continuità a un percorso strategico che punta a fare di Almacube un riferimento per l'innovazione, in Emilia-Romagna e nel panorama nazionale", dice Laura Toschi, Presidente di Almacube e professoressa di Imprenditorialità e Innovazione all'Università di Bologna. "Mettiamo a sistema competenze di alto valore e un modello capace di accompagnare l’innovazione in tutte le sue fasi. La governance che costruiamo oggi è pensata per crescere ancora: con le università e i centri di ricerca del territorio, con le imprese e con i nuovi attori che vorranno farne parte".
L’ingresso di Fondazione Golinelli nella compagine di AlmaCube non è la semplice messa in comune di due programmi: è una scelta di governance che riconosce a ciascuna delle tre istituzioni un ruolo distinto e complementare. L’Alma Mater porta la ricerca scientifica di frontiera e il più ampio bacino di ricercatori e spin-off accademici della regione. Confindustria Emilia Area Centro porta il sistema produttivo di una delle regioni manifatturiere più competitive d’Europa. Fondazione Golinelli porta la propria storia - trent’anni di cultura scientifica, formazione giovanile e imprenditorialità d’impatto - e la rete costruita con G-Factor: partner industriali, istituzionali e finanziari capaci di accompagnare le startup nella validazione industriale e nell’incontro con i mercati.
"Negli ultimi anni l’Università di Bologna ha consolidato un ecosistema imprenditoriale sempre più strutturato, in cui ricerca, formazione e trasferimento tecnologico dialogano in modo sistematico", dice il Rettore dell'Università di Bologna, Giovanni Molari. "L'Alma Mater offre terreno fertile e occasioni preziose per trasformare l'attività di studio e di ricerca in valore imprenditoriale: abbiamo oggi 62 società accreditate, tra spin-off e startup studentesche, di cui 35 sono state accreditate negli ultimi cinque anni. Se la nascita di nuove iniziative è ormai un processo consolidato, la sfida si sposta quindi sempre più sulla crescita. Per questo, l'ingresso di Fondazione Golinelli, con l’acceleratore G-Factor, nella compagine societaria di Almacube è un nuovo importante passo avanti nel fondamentale percorso di collegamento tra il mondo accademico e quello imprenditoriale".
AlmaCube nasce nel 2000 su iniziativa dell'Università di Bologna, tra i primi tre atenei italiani per attrazione di investimenti venture capital, e si evolve, per la prima volta, nel 2013 grazie alla partnership con Confindustria Emilia Area Centro, l’Associazione che riunisce oltre 3.400 imprese dei territori di Bologna, Ferrara e Modena. In 25 anni ha costruito un modello riconosciuto: incubazione deep-tech equity-free da un lato, open innovation con le imprese del territorio dall’altro.
Fondazione Golinelli, nata nel 1988 dalla visione filantropica di Marino Golinelli, ha costruito in trent’anni un polo culturale, scientifico e imprenditoriale unico in Italia: l’Opificio Golinelli di Bologna, 14.000 mq che ospitano laboratori didattici, centri di ricerca, spazi espositivi e — dal 2019 — G-Factor, il proprio incubatore-acceleratore specializzato in life science, digital health, agritech e intelligenza artificiale.
L’operazione si inserisce in una tendenza strutturale documentata dal Report 2025 del Social Innovation Monitor (SIM): il numero di incubatori attivi in Italia è sceso a 203 strutture (-15,1% rispetto alle 239 del 2024). Fusioni tra organizzazioni, pivot verso nuovi modelli e chiusure di attività non più sostenibili spiegano la contrazione. Ma le strutture rimaste generano oltre 600 milioni di euro di fatturato complessivo attraverso più di 5.000 startup incubate o accelerate: la contrazione è maturazione, non crisi. Sintomo anche di un settore - quello delle startup e degli operatori che le servono - che evolve e cresce a ritmo sostenuto, seppure l’Italia, in termini assoluti, non sia ancora al passo con le altre grandi economie su questo fronte.
Solo il 23% degli incubatori italiani ha una specializzazione settoriale: la nuova Almacube, con la sua doppia competenza nel deep-tech accademico e nel life science industriale, si posiziona nella minoranza tra le realtà che il mercato sta premiando con la crescita. Bologna si allinea così a una traiettoria già percorsa a livello nazionale e punta a costruire, su basi istituzionali più solide, un hub capace di competere nel panorama europeo degli incubatori universitari e di attrarre programmi, capitali e talenti internazionali.