Unibo Magazine

I prezzi delle camere d’albergo cambiano in base alle previsioni meteo: possono diminuire fino al 10% se è prevista pioggia e crescere fino al 3% per ogni grado di aumento delle temperature (ma estati sempre più calde potrebbero invertire questa tendenza).

A mostrarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Tourism Economics che ha analizzato le fluttuazioni dei prezzi di 1300 alberghi in sette note destinazioni turistiche (sei italiane e una francese).

“L’ampia disponibilità di dati online rende il settore del turismo un laboratorio perfetto per indagare le risposte del mercato al variare delle previsioni meteo”, spiega Paolo Figini, professore al Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Bologna, tra gli autori dello studio. “Si tratta di un effetto che dipende innanzitutto dalla tipologia delle destinazioni turistiche e dalla stagione considerata: per questo abbiamo analizzato sia città d’arte che aree costiere, in un periodo che va da maggio a ottobre”.

Gli studiosi hanno analizzato le variazioni dei prezzi delle camere d’albergo di due città d’arte – Milano e Venezia – e di cinque località costiere: Riccione, la costa veneziana, la costa nord-est della Sardegna, la costa della Sicilia sudorientale e la costa meridionale della Corsica.

L’analisi dei dati mostra che il periodo in cui le previsioni meteo incidono di più sui prezzi degli alberghi è quello dei primi mesi caldi, tra maggio e giugno. In questo periodo, nelle località di mare, una previsione di pioggia fa calare i prezzi in media del 10,4%, mentre un aumento di 1 grado della temperatura prevista li fa crescere in media del 2,8%.

Questo effetto è minore nel periodo centrale dell’estate, tra luglio e agosto, quando una previsione di maltempo riduce i prezzi del 7,8% e un aumento previsto delle temperature li fa crescere del 2,2%. Tra settembre e ottobre, invece, l’effetto di temperature più elevate sui prezzi diventa più marcato – con un aumento del 3,1% – mentre le previsioni di pioggia incidono molto meno, determinando un calo medio dei prezzi dell’1,1%.

Nelle città d’arte queste fluttuazioni sono molto più basse e cambiano addirittura segno nei mesi centrali dell’estate. Quando le temperature sono molto alte, una previsione di pioggia può incentivare i turisti a dedicarsi a visite culturali o ad altre attività in contesti urbani: di conseguenza i prezzi delle camere d’albergo aumentano.

“Se ci concentriamo sulle località di mare, tranne nel caso della Sicilia, una previsione di maltempo influisce negativamente sui prezzi, mentre alte temperature sono associate a prezzi più elevati: ma un aumento eccessivo delle temperature in futuro, causato dalla crisi climatica, potrebbe portare a comportamenti diversi”, aggiunge Laura Vici, professoressa al Dipartimento di Scienze Statistiche “Paolo Fortunati” dell’Università di Bologna, tra gli autori dello studio. “L’analisi su Milano e su Venezia mostra invece una dinamica inversa, soprattutto nei mesi di luglio e agosto, a conferma del fatto che la variazione dei prezzi risponde in modo differente a seconda della stagione e del contesto turistico”.

In un contesto di crescente incertezza dovuto agli effetti della crisi climatica, gli studiosi suggeriscono che i gestori delle strutture alberghiere potrebbero offrire ai clienti al momento della prenotazione una forma di copertura assicurativa contro il maltempo. In questo modo, in caso di condizioni meteo avverse, i clienti potrebbero ottenere un rimborso parziale del loro soggiorno.

“A un livello più ampio, questo tipo di analisi potrebbe essere anche utile per stimare gli impatti della crisi climatica”, aggiunge Figini. “Utilizzando proiezioni territoriali sull’aumento delle ondate di calore o di altri eventi meteorologici, si potrebbero valutare i possibili effetti sulle economie locali e attivare di conseguenza politiche di mitigazione efficaci”.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Tourism Economics con il titolo “Have you ever priced the rain? Unravelling how the weather forecasts affect prices in the hospitality industry”. Gli autori, per l’Università di Bologna, sono Paolo Figini (Dipartimento di Scienze Economiche) e Laura Vici (Dipartimento di Scienze Statistiche “Paolo Fortunati”), insieme ad Alastasia Arabadzhyan dell’Università di York (Regno Unito).

  • Paolo Figini

    Paolo Figini

    Paolo Figini è professore di Politica Economica al Dipartimento di Scienze Economiche, dove insegna dal 2000, e Professore di Economia al CETT-UB, Barcellona dal 2024. Ha un PhD in Economia del Trinity College di Dublino, Irlanda. Lavora prevalentemente sui temi di Economia del Turismo, insegnando presso i corsi del Campus di Rimini e collaborando a diversi progetti di ricerca del CAST – Centro di Studi Avanzati sul Turismo. Nel tempo libero cammina in montagna.

  • Laura Vici

    Laura Vici

    Laura Vici è professoressa associata di Economia Applicata al Dipartimento di Scienze Statistiche "Paolo Fortunati", dove insegna dal 2008. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Economia Politica presso l’Università Politecnica delle Marche e due Master of Science in Economia Politica presso la University of York (UK) e l’Università Politecnica delle Marche. È membro del Centro per gli Studi Avanzati sul Turismo (CAST). Lavora su diversi temi in economia applicata, economia del turismo, economia culturale e organizzazione industriale.