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Senza la ricerca? UniboMagazine intervista Michelangelo Grandi

Svolge la sua attività presso l’Azienda Agraria dell’Università di Bologna, nell’ambito del programma di miglioramento genetico del ciliegio dolce, con l’obiettivo di creare nuove varietà in grado di soddisfare le esigenze dei consumatori nel rispetto dell’ambiente e della qualità del prodotto

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Ciao Michelangelo, di cosa ti occupi?
Svolgo la mia attività presso l’Azienda Agraria dell’Università di Bologna e collaboro con il gruppo di ricerca coordinato dal dott. Stefano Lugli del Dipartimento di Scienze Agrarie. La mia attività si svolge nell'ambito del programma di miglioramento genetico del ciliegio dolce, con l’obiettivo di creare nuove varietà in grado di soddisfare le esigenze dei mercati. La ciliegia infatti deve avere un aspetto accattivante dato non solo da un colore rosso intenso e brillante, ma deve soprattutto essere di grosse dimensioni. Recenti indagini hanno infatti evidenziato come la pezzatura sia il primo fattore di scelta dei consumatori. Inoltre questo carattere è molto richiesto anche dai cerasicoltori in quanto il prezzo che viene riconosciuto loro è direttamente proporzionale alle dimensioni delle ciliegie. Il gruppo di ricerca nel quale lavoro cerca quindi di ottenere nuove varietà che abbiano questi requisiti associandone altri altrettanto importanti come la consistenza della polpa, elevate caratteristiche organolettiche, date un bilanciato rapporto fra zuccheri e acidi organici, oltre a fondamentali aspetti agronomici quali la rusticità, l’elevata produttività e la costanza produttiva. Recentemente da questo programma sono state diffuse la serie Sweet, linea di 6 varietà simili fra loro (Aryana, Lorenz, Gabriel, Valina, Saretta e Stephany) che maturano in tempi diversi in grado quindi di fornire con continuità un prodotto omogeneo e di elevato standard qualitativo, e la varietà autofertile Marysa. Tutte queste varietà sono state tutelate con domande di privativa comunitaria e deposito di altrettanti marchi commerciali. I brevetti sono stati estesi anche ad altri paesi con forte tradizione cerasicola.

Quando hai deciso di fare ricerca?
La cosa è nata un po’ per caso: quando ero studente all'Università mi è stata proposta la possibilità di collaborare nella esecuzione dei rilievi, in campo e in laboratorio, delle diverse popolazioni di selezioni di ciliegio dolce presenti nei campi sperimentali dell’allora Dipartimento di Colture Arboree. L’attività mi piacque e la ripetei anche l’anno successivo. Poi, una volta terminati gli studi, ho continuato questo impiego a tempo pieno.

Cosa ti appassiona di quello che studi?
Dover cercare di migliorare qualcosa che c’è già, e che magari in certi aspetti ha già raggiunti buoni livelli, non è certamente facile, considerando anche che, nel caso delle piante arboree, i tempi per ottenere delle nuove varietà sono piuttosto lunghi, ma è sicuramente stimolante e permette inoltre di rimanere in contatto con tante altre realtà, operanti nel medesimo settore o simili, che mi permettono di ampliare il mio bagaglio di conoscenze.

Cosa pensi prima di andare a dormire la sera?
A quanto fatto di buono e non, nel lavoro e al di fuori di esso, e a come potermi migliorare nel giorno seguente. Naturalmente la mia mente viaggia anche fra tutti gli altri interessi che ho, in particolare alla mia grande passione, il calcio, con la speranza un giorno di poter vedere la mia squadra del cuore, il Bologna ovviamente, tornare ad essere la “squadra che tremare il mondo fa”. Ma l’ultimo pensiero va sicuramente alle persone che più di ogni altra cosa hanno importanza nella mia vita, mia moglie e i miei figli.

E quando ti svegli al mattino?
Che rimpiango ancora un po’ la vita da studente, quando nelle mattine post-esame si poteva tranquillamente spegnere la sveglia e rimanere ancora un po’ nel mondo dei sogni.

Quale scoperta/invenzione pensi possa rivoluzionare il tuo ambito di ricerca nei prossimi cinque anni?
Negli ultimi anni sono state introdotte molte nuove varietà di ciliegio, derivanti dai diversi programmi di breeding condotti in vari paesi del mondo. Nonostante ciò ci sono ancora diversi aspetti che possono essere migliorati. Selezionare una nuova varietà che maturi in epoca precoce, di bell'aspetto e di grossa pezzatura, consistente, di buon sapore e tollerante al fenomeno dello spacco da pioggia sarebbe sicuramente una “rivoluzione” per il panorama cerasicolo.

Una cosa che hai imparato facendo ricerca.
Che il lavoro paga. E che lo spirito di gruppo e di collaborazione, come in tutti gli aspetti della vita, gioca spesso un ruolo fondamentale.

Come sarebbe il mondo senza ricerca?
Un mondo al quale non saremmo in grado di adattarci, perché siamo tutti “figli della ricerca”. Quello che mangiamo, i mezzi con i quali ci muoviamo, gli strumenti che usiamo, tutto quello che oggi riteniamo indispensabile è nato dalla ricerca.

Sei un ricercatore "da adottare". Cosa vorresti dire ai tuoi sostenitori?
Che bisogna investire, nel senso più ampio del termine: investire in persone, in idee, in strumentazioni, in nuove tecnologie. Perché la ricerca da sempre dei risultati, e sono questi frutti che, nei diversi campi, hanno contribuito a migliorare vari aspetti della nostra vita quotidiana. Per questo motivo qualsiasi apporto, anche piccolo, da parte di tutti coloro che traggono beneficio dai risultati della ricerca può sicuramente aiutare ad ottenere nuovi e importanti traguardi.