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Missioni archeologiche di Ateneo in Sicilia e Albania

Agrigento e Phoinike: le mete delle spedizioni appena concluse dagli studenti di archeologia classica del Campus di Ravenna. Gli scavi di quest'anno hanno riportato alla luce nuovi importanti reperti


Agrigento - pulitura del mosaico crollato dal piano superiore della casa

Si è conclusa, la scorsa estate, la missione archeologica condotta da 26 studenti iscritti ai corsi di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana tenuti dal prof. Giuseppe Lepore, presso il Parco Archeologico e Paesaggistico “Valle dei templi” di Agrigento per il progetto "Agrigento insula III".

Le indagini hanno messo in luce una grande casa di età ellenistica (III-II sec. a.C.) che ha restituito - ancora intatti - i pavimenti e le pitture parietali dei due piani di cui si componeva l’abitazione. Quest’ultima ha subito una sorte “strana”: lo studio della dinamica del crollo, infatti, e l’analisi della cultura materiale rinvenuta all’interno (che non va oltre il II sec. d.C.) hanno fatto ipotizzare ai ricercatori che si possa trattare di un caso di confisca (forse a causa di un “problema” politico) e di una demolizione volontaria di un edificio che non fu mai più ricostruito.


Lo scorso settembre, invece, gli studenti dei Corsi di Archeologia Classica del Campus di Ravenna, sono stati impegnati nella missione archeologica italo-albanese a Phoinike, un’antica città dell’Epiro (una regione della Grecia del nord che oggi ricade in territorio albanese), che vive ininterrottamente per quasi 2000 anni, dal IV sec. a.C. alla conquista turca del XV sec. d.C.

Phoinike - foto di gruppo

I primi scavi in questo sito furono condotti, sempre da una Missione Italiana, nel 1926 e sono ripresi nel 2000, grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri e dell’Università di Bologna. Gli scavi di quest’anno hanno messo in luce una porzione dell’antica agorà (la zona centrale e pubblica della città), quasi interamente occupata da due grandi complessi di età romana la cui funzione è, al momento, ancora ignota: si tratta comunque di grandi edifici pubblici, sia per la grandezza delle strutture sia per il rinvenimento di una parte di una statua di marmo che probabilmente rappresenta la dea Iside.