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Integrare, voce di un verbo giovane

Nell'ambito dell'iniziativa @UniboPER/PhD Storytelling, Fabio Maratia, dottorando di ricerca in Psicologia al Dipartimento di Psicologia "Renzo Canestrari", parla dello sviluppo di atteggiamenti positivi verso i migranti: gli adolescenti di oggi sono maggiormente inclusivi rispetto al passato?


La rassegna delle storie di ricerca raccontate da giovani protagonisti nasce dall'iniziativa @UniboPER/PhD Storytelling, che ha visto dottorande e dottorandi confrontarsi con esperti di divulgazione, professionisti di UGIS (Unione Giornalisti Italiani Scientifici) e di UniboMagazine. Autore di questo articolo è Fabio Maratia, dottorando di ricerca in Psicologia.

I giovani di oggi, quelli appartenenti alla famosa Gen-Z per intendersi, sono più inclusivi rispetto al passato, ma solo se il metro di paragone sono i loro genitori. Se confrontati con un’altra fetta della popolazione adulta le cose cambiano. I loro insegnanti, infatti, si dichiarano maggiormente a favore verso le politiche di integrazione rispetto sia agli stessi adolescenti che ai loro genitori. È quanto emerso da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Psicologia "Renzo Canestrari" dell’Università di Bologna.

Gli insegnanti, attraverso i loro atteggiamenti e comportamenti, svolgono un’azione di sensibilizzazione sull’importanza dei temi relativi all’integrazione. Nonostante queste differenze generazionali, i punteggi di tutti i partecipanti, indipendentemente dall’età e dal ruolo, si attestano su livelli medio alti, evidenziando dunque la presenza di un quadro generalmente positivo.

Ma qualcosa è cambiato, considerando l’andamento nel tempo di questi atteggiamenti. Dopo solo un anno, gli adolescenti mostrano un calo significativo degli atteggiamenti positivi verso l’integrazione, proprio in concomitanza con alcuni stravolgimenti dell’assetto politico italiano che ha visto salire al potere un governo di centro-destra, schieramento che da tradizione è meno propenso a concedere spazio a tematiche connesse alle diversità.

In che misura la cultura e, dunque, la politica e i media influenzano questo decremento? Quali sono gli effetti psicologici e sociali a lungo termine di questo declino? Questi sono tutti interrogativi a cui dovremo dare risposta.

Per adesso, una cosa è certa: fare luce sullo sviluppo di questi atteggiamenti e di come cambiano nel tempo ci permette di comprendere cosa è in grado di promuovere maggiore coesione e benessere all’interno delle nostre società. Lo studio si inserisce all’interno di un più vasto progetto finanziato dal Consiglio Europeo per la Ricerca (ERC) e coordinato dalla psicologa sociale Elisabetta Crocetti, denominato IDENTITIES, che da ormai un anno (per un totale di tre) vede coinvolti gli studenti e le studentesse di quindici scuole superiori dell’Emilia-Romagna, assieme ai loro genitori e docenti.

Il territorio dell’Emilia-Romagna fa da specchio alle società odierne caratterizzate sempre più da una vasta presenza di diversità culturali. Il modo in cui la società si approccia a tali diversità è importante per la creazione di contesti maggiormente coesi e integrati. In questo senso, il costante aumento dei flussi migratori ha fatto sì che alcuni Paesi sviluppassero una serie di politiche volte all’integrazione di persone con un background migratorio.

Dal 2004, uno strumento denominato Migrant Integration Policy Index (MIPEX) ha come obiettivo proprio quello di analizzare quanto vengano favorite e implementate varie politiche di integrazione in 56 grandi nazioni. Le politiche analizzate dal MIPEX sono diverse e fanno capo a otto grandi macro-aree. Alcune garantiscono diritti di base come l’educazione, la promozione della salute e il ricongiungimento familiare. Altre favoriscono l’accesso alla nazionalità, la residenza permanente, la partecipazione politica e la mobilità lavorativa. Infine, altre ancora sono orientate al contrasto della discriminazione.

Tutte queste norme permettono ai "nuovi arrivati" di sentirsi sempre più parte attiva di un tessuto sociale. E rappresentano un indicatore multidimensionale delle opportunità offerte ai migranti di partecipare alla vita sociale di una nazione. Se, però, da un lato, la presenza o meno di tali politiche ci dice qualcosa sull’approccio dei Paesi verso l’integrazione, dall’altro, non è chiaro come queste vengano percepite dagli individui e cosa possa favorire o meno lo sviluppo di atteggiamenti positivi verso di esse. Per questo, fra i tanti obiettivi del progetto IDENTITIES, uno è quello di comprendere gli atteggiamenti degli adolescenti verso le stesse politiche analizzate dal MIPEX.

L’adolescenza è una fase dello sviluppo cruciale per la formazione degli atteggiamenti, ma tale sviluppo non può essere studiato senza considerare i vari contesti in cui i giovani sono immersi. Dalla famiglia ai mass media, passando per la scuola, il progetto cerca dunque di comprendere cosa favorisce o meno l’apertura verso l’integrazione nel tempo. Analizzare questi diversi contesti, ha permesso ai ricercatori di stabilire quale figura può svolgere un ruolo chiave nello sviluppo di orientamenti inclusivi degli adolescenti.

Dai risultati, gli insegnanti ora rivestono questo ruolo, ma sarà sempre così nel tempo? O al contrario, come accade per gli adolescenti, anche per loro si osserverà un decremento di questa apertura all’integrazione?

Lo studio risponderà anche a questi interrogativi, cercando di fare sempre più luce su un fenomeno complesso come quello dell’integrazione, complessità che preoccupa anche l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: "Serve una nuova generazione di leader che abbia visione e coraggio per portare avanti l'integrazione di cui abbiamo assoluto bisogno. Questa generazione di leader non può nascere per miracolo ma solo grazie ad una vasta mobilitazione della società civile e politica".