Il 25 marzo, dalle 15 alle 19, torna l’appuntamento con l’Alma Dantedì: la maratona di letture dantesche organizzata dal Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna, quest’anno in collaborazione con l’Officina San Francesco Bologna. Anche per il 2026 l’evento si conferma come un momento partecipato e corale, con una serie di “letture-lampo” di cinque minuti ciascuna che animeranno l’Aula 3 in via del Guasto 3 (Bologna).
Per dialogare con il solenne centenario francescano, quest’anno si realizzerà un’inedita lettura collettiva del canto XI del Paradiso, in cui viene celebrata la vita di san Francesco. Saranno ben trenta a partecipare, tra docenti, ricercatrici e ricercatori, dottorande e dottorandi, ex studentesse e studenti, che commenteranno una terzina, un verso o una singola parola del canto, approfondendone un aspetto particolare a seconda delle proprie competenze e dei propri interessi.
Il coinvolgimento delle generazioni è amplissimo: si va da grandi maestri e decani degli studi danteschi e francescani come l’accademico dei Lincei Carlo Delcorno, già professore di Letteratura italiana presso l’Alma Mater, sino a studentesse e studenti della Laurea triennale in Lettere, passando per studentesse, studenti, studiose e studiosi in ogni fase della carriera e di diverse materie, non solo Letteratura italiana ma anche Linguistica italiana, Letteratura latina medievale, Filologia romanza. Presenti anche ex studentesse e studenti dell’Ateneo, ora docenti nelle scuole secondarie.
A inaugurare l’evento sarà l’attore Jacopo Trebbi, da anni voce ufficiale della Lectura Dantis Franciscana (uno degli eventi culturali che il Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica organizza ogni anno in collaborazione con l’Officina San Francesco Bologna), che reciterà il canto XI del Paradiso. Seguiranno i saluti istituzionali di Padre Maurizio Bazzoni, Direttore dell’Officina, insieme a Nicola Grandi e Loredana Chines, rispettivamente Direttore e Vicedirettrice del Dipartimento.
La lettura corale del canto di san Francesco sarà preceduta da due brevi “anteprime” che mostreranno come le tematiche francescane appaiano nella Commedia ben prima di tale canto: saranno così commentati i riferimenti al “Cantico delle creature”, che impreziosiscono la preghiera del “Padre nostro” nel canto XI del Purgatorio, e le terzine dedicate a santa Chiara nel canto III del Paradiso, che aprono in chiave francescana anche il grande tema della santità femminile.
Seguirà poi la lettura e il commento analitico, terzina per terzina, del canto XI del Paradiso, ambientato nel cielo del Sole, dove appaiono a Dante i beati che hanno coltivato la sapienza. Qui il filosofo domenicano Tommaso d’Aquino delinea la storia della fondazione dei due ordini mendicanti da parte di Francesco e di Domenico e innalza una lode a san Francesco.
Tommaso d’Aquino ripercorre la vita di Francesco non secondo il modello agiografico tradizionale, ma attraverso il genere del sermone agiografico: predica dedicata alla vita di un santo, in cui il predicatore seleziona gli episodi più adatti al suo particolare intento argomentativo.
Tommaso avvia il racconto ricordando la nascita di Francesco ad Assisi, luogo che interpreta allegoricamente come “Oriente”, la parte dove sorge il sole. Rievoca quindi alcuni episodi della vita di Francesco, soffermandosi in particolare: sulla rinuncia pubblica ai propri beni, presentata come un’allegorica cerimonia di nozze con la Povertà; sul formarsi di un primo nucleo di seguaci; sulle varie approvazioni delle regole dell’ordine da parte dei pontefici; sull’attività di predicazione di Francesco e sul suo tentativo di convertire perfino il sultano d’Egitto; sul momento sommamente misterioso delle stimmate. Infine, il racconto si chiude con la sua richiesta di essere seppellito nella nuda terra, il “grembo” della Povertà, quando la sua anima fu assunta in paradiso.
A rispondere al racconto di Tommaso sarà poi il francescano Bonaventura da Bagnoregio, che a sua volta pronuncerà un elogio di san Domenico.