“Quando sono tornato a Nairobi, all’inizio di quest’anno, insieme ai colleghi Giorgio Prosdocimi Gianquinto e Giuseppina Pennisi, ci siamo ritrovati davanti la serra, lo stabulario e anche una vasca per l’acquacoltura: non solo avevano già trovato i finanziamenti necessari, ma avevano anche già finito i lavori di costruzione”, dice Orsini. “E ora hanno in mente di creare anche un orto in cui utilizzare l’ammendante derivato dagli scarti organici in cui crescono le mosche soldato”.
Mentre materiali come metallo, plastica e vetro possono essere recuperati dai “waste pickers” di Dandora, gli scarti organici della discarica restano infatti inutilizzati, anche perché non possono essere impiegati direttamente come fertilizzanti. Per le larve delle mosche soldato, però, sono un terreno ideale da cui prelevare nutrimento. Non solo: nel loro processo di crescita, questi insetti secernono sostanze in grado di sopprimere i batteri patogeni. In questo modo, gli scarti organici della discarica vengono “ripuliti” e trasformati in un ammendante più stabile e adatto alla coltivazione di ortaggi.
“L’idea è quella di creare un’operazione completa di recupero circolare”, conferma Orsini. “Dagli scarti organici crescono le larve di mosca soldato, che diventano mangime proteico a basso costo per l’allevamento animale. E gli stessi scarti organici, una volta utilizzati per la crescita delle larve, diventano compost adatto per l’agricoltura urbana”.