Unibo Magazine

C’è una piccola mosca che con il suo lavoro incessante sta migliorando la sicurezza alimentare degli abitanti di una delle aree più povere e difficili di Nairobi. Siamo nella zona di Dandora, la più grande discarica a cielo aperto dell’Africa orientale: una gigantesca montagna di rifiuti che si estende per più di 12 ettari alla periferia est della capitale kenyota. Qui ogni giorno migliaia di persone cercano di sopravvivere frugando tra i materiali di scarto alla ricerca di qualcosa da recuperare, riciclare e rivendere.

I “waste pickers”, come vengono chiamati, vivono in enormi insediamenti informali ai margini della discarica: luoghi pericolosi e precari, privi di fognature, strade o servizi. E senza spazi o strutture adeguati per la produzione alimentare.

In uno di questi insediamenti informali, però, stanno nascendo nuovi progetti: una vasca per l’acquacoltura, uno stabulario per l’allevamento di suini, uno spazio per avviare la coltivazione di ortaggi. E tutte queste iniziative ruotano attorno a un piccolo insetto: la mosca soldato.

“L’allevamento della mosca soldato è una soluzione molto economica per ottenere una ricca fonte di proteine da utilizzare sia nell’allevamento che nell’acquacoltura. Le larve di questo insetto sono infatti un mangime molto nutriente e al tempo stesso i rifiuti organici di cui si nutrono vengono trasformati in compost utile per la coltivazione di ortaggi”. A parlare è Francesco Orsini, professore al Dipartimento di Scienze e tecnologie agro-alimentari dell’Alma Mater, che da anni è attivo in Kenya e nell’area di Nairobi con diversi progetti di agricoltura urbana sostenibile.

L'allevamento della mosca soldato è una soluzione economica per ottenere una ricca fonte di proteine
L'allevamento della mosca soldato è una soluzione economica per ottenere una ricca fonte di proteine

L’idea di utilizzare la mosca soldato a Dandora è nata un anno fa da un gruppo di studentesse e studenti dell’Università di Bologna e di altri atenei, coinvolti dallo stesso Orsini e dalla professoressa Danila Longo, del Dipartimento di Architettura.

Le ragazze e i ragazzi dell’Alma Mater hanno partecipato a un workshop internazionale promosso da Growth4Change, organizzazione che mette in rete diverse associazioni comunitarie attive nell’area di Dandora. All’evento erano presenti più di centocinquanta persone provenienti da 39 paesi, con un obiettivo comune: dare vita a progetti di agricoltura urbana per migliorare la sicurezza alimentare negli insediamenti informali della periferia di Nairobi. 

In quell’occasione, il gruppo dell’Alma Mater ha avviato una collaborazione con la Lucky Summer Environmental and Waste Organization (LEWMO), associazione che opera nell’insediamento informale di Lucky Summer, sul lato sud di Dandora, realizzando soluzioni per la gestione circolare dei rifiuti. È da quell’incontro che è nata la proposta di introdurre l’allevamento della mosca soldato.

Le studentesse e gli studenti dell’Università di Bologna hanno quindi definito il progetto, che prevedeva una serra in cui far crescere le larve dell’insetto e uno stabulario annesso per l’allevamento di suini. Il passo successivo era a quel punto la raccolta fondi per finanziare la costruzione delle strutture. E gli attivisti di LEWMO non sono rimasti con le mani in mano.

Lo stabulario e la serra costruiti dall'associazione LEWMO nell'area di Lucky Summer, ai margini della discarica di Dandora
Lo stabulario e la serra costruiti dall'associazione LEWMO nell'area di Lucky Summer

“Quando sono tornato a Nairobi, all’inizio di quest’anno, insieme ai colleghi Giorgio Prosdocimi Gianquinto e Giuseppina Pennisi, ci siamo ritrovati davanti la serra, lo stabulario e anche una vasca per l’acquacoltura: non solo avevano già trovato i finanziamenti necessari, ma avevano anche già finito i lavori di costruzione”, dice Orsini. “E ora hanno in mente di creare anche un orto in cui utilizzare l’ammendante derivato dagli scarti organici in cui crescono le mosche soldato”.

Mentre materiali come metallo, plastica e vetro possono essere recuperati dai “waste pickers” di Dandora, gli scarti organici della discarica restano infatti inutilizzati, anche perché non possono essere impiegati direttamente come fertilizzanti. Per le larve delle mosche soldato, però, sono un terreno ideale da cui prelevare nutrimento. Non solo: nel loro processo di crescita, questi insetti secernono sostanze in grado di sopprimere i batteri patogeni. In questo modo, gli scarti organici della discarica vengono “ripuliti” e trasformati in un ammendante più stabile e adatto alla coltivazione di ortaggi.

“L’idea è quella di creare un’operazione completa di recupero circolare”, conferma Orsini. “Dagli scarti organici crescono le larve di mosca soldato, che diventano mangime proteico a basso costo per l’allevamento animale. E gli stessi scarti organici, una volta utilizzati per la crescita delle larve, diventano compost adatto per l’agricoltura urbana”.

L'allevamento della mosca soldato produce un ammendante adatto alla coltivazione di ortaggi
L'allevamento della mosca soldato produce un ammendante adatto alla coltivazione di ortaggi

Il successo del progetto, nel frattempo, ha contribuito anche a rafforzare la rete di relazioni tra l’Università di Bologna e studenti, ricercatori e attivisti che operano nell’area di Dandora. Uno di loro è Victor Charo Otieno, studente all’Università di Nairobi che ha da poco concluso un periodo di ricerca e formazione all’Alma Mater.

“I miei tre mesi a Bologna sono stati molto fruttuosi: ho potuto confrontarmi con altri studenti e collaborare con professori, dottorandi e giovani ricercatori”, racconta. “Le attività nella vertical farm e nelle serre del Dipartimento di Scienze e tecnologie agro-alimentari hanno offerto spunti importanti sia per il mio lavoro di ricerca che per i progetti che stiamo portando avanti a Nairobi”.

Victor Charo è infatti tra i fondatori di Chamie Organics, associazione che sviluppa sistemi idroponici semplificati per migliorare la produzione alimentare e la gestione delle risorse idriche nell’area di Dandora. “Nel contesto in cui operiamo abbiamo poco spazio a disposizione e ci manca terreno di buona qualità”, spiega. “Per questo abbiamo puntato sulla coltivazione di ortaggi in strutture idroponiche verticali e sull’acquacoltura, a cui si aggiunge anche l’allevamento della mosca soldato”.

L’idea è nata negli anni della pandemia, quando la situazione negli insediamenti informali attorno a Dandora si era fatta particolarmente difficile. “I periodi di lockdown hanno reso ancora più complicato l’accesso al cibo per chi vive in quell’area”, conferma Victor Charo. “In quel periodo avevamo fatto un piccolo progetto universitario sulla coltivazione idroponica, così abbiamo pensato di dare vita a una soluzione economica ed efficiente che potesse applicarsi in quel contesto”.

Progetti che crescono nell'area di Dandora grazie al network Growth4Change
Progetti che crescono nell'area di Dandora grazie al network Growth4Change

Oggi Chamie Organics continua a sviluppare nuovi progetti, e come la Lucky Summer Environmental and Waste Organization (LEWMO) è parte del network di Growth4Change.

Intanto, l’impegno di studentesse e studenti dell’Alma Mater continua: erano circa centocinquanta quelli che, un paio di settimane fa, hanno partecipato a un nuovo workshop per sviluppare idee da applicare nell’area di Dandora. E questa volta c’erano anche due docenti della Jomo Kenyatta University of Agriculture and Technology di Nairobi – John Wesonga e Annah Indeche – in visita all’Alma Mater. “L’obiettivo è sempre trovare soluzioni efficaci per rafforzare la sicurezza e la sovranità alimentare di chi vive negli insediamenti informali”, dice Francesco Orsini. “Il lavoro dello scorso anno ha dato ottimi frutti: il nostro impegno continua ora nella stessa direzione”.