Unibo Magazine

Si è spento, domenica 22 marzo, il prof. Gualtiero Calboli, latinista di fama internazionale, professore emerito di Lingua e Letteratura Latina dell’Alma Mater e Accademico emerito dell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna. 

Le esequie in Cappella Bulgari in Archiginnasio (Piazza Galvani, 1 - Bologna).si svolgeranno sabato 28 marzo alle 9.30. Il funerale, nella Chiesa della Certosa di Bologna, alle 11.

Nato a Bologna il 3 gennaio del 1932, ha svolto tutta la sua carriera all'Università di Bologna, dal 1963, tranne un breve periodo, tra il 1961 e il 1962 in cui ha ricoperto un ruolo da Assistente presso l’Università di Tübingen: e in effetti la dimensione internazionale ha caratterizzato tutta la sua attività di ricerca. Ha ricoperto numerosi ruoli istituzionali, prima come direttore dell’Istituto di Filologia Latina e Medioevale alla Facoltà di Magistero, e poi come direttore del Dipartimento di Filologia Classica e Medioevale, contribuendo in maniera decisiva alla crescita dell’attuale Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica, e in particolare allo sviluppo della sua biblioteca. 

Ha ricoperto un ruolo di primo piano in centri di ricerca come l'International Committee on Latin Linguistics, il Comité International pour le Latin Vulgaire et Tardif, il Council of the International Society for the History of Rhetoric, la Linguistic Society of America, il Centro di Studi Ciceroniani di Roma, il Centro di Studi Varroniani di Rieti. 

Seguendo le tracce del suo maestro all’Università di Bologna, Gian Battista Pighi, non si è limitato ai testi canonici della latinità, ma con una straordinaria curiosità e una passione inesauribile, ha saputo indirizzare la sua ricerca verso strade innovative. Come Calboli stesso scriveva, la sua ricerca si è mossa principalmente “sul doppio binario della filologia classica e della linguistica, e la retorica ne costituisce il naturale punto di incontro”. 

In questi campi, ha lasciato lavori pioneristici, ripresi e aggiornati nel tempo, con la convinzione che “chi esercita il mestiere della ricerca critica ha certo senza dubbio il dovere di guardare avanti, ma deve guardare anche dietro, alla strada percorsa, se non altro per valutare con dubbio critico il cammino da percorrere”. Basti ricordare l’edizione commentata della Oratio pro Rhodiensibus di Catone (1978 e 2003), e la Rhetorica ad Herennium, tramandata nel corpus ciceroniano e attribuita da Calboli al retore Cornificio: il lavoro di una vita, dagli articoli dei primi anni 60, alla edizione commentata del 1969, rivista nel 1993, e ancora nel 2020 (in tre volumi, presso l’editore De Gruyter). E infine, il saggio introduttivo alla traduzione della Prosa d’arte antica di Eduard Norden (1986), con cui veniva messo a disposizione del pubblico italiano uno studio ancora oggi fondamentale sullo sviluppo della prosa e dello stile latino, dalle origini fino al Rinascimento. In anticipo sui tempi anche il saggio La linguistica moderna e il latino (1971 e 1975), un’ampia introduzione alla grammatica trasformazionale, animata dalla convinzione che i classicisti si dovessero aprire alla innovazione: è con questo spirito che nel 1980 avrebbe dato vita alla rivista “Papers on Grammar”, evolutasi poi nel “Journal of Latin Linguistics”, pubblicato dal 2013 presso l’editore De Gruyter, ancora oggi rivista di riferimento nel settore. 

Non è possibile dare conto a pieno della ricchezza della sua vastissima produzione (in italiano, latino, francese, inglese, spagnolo, tedesco), rivolta anche al diritto, alla storiografia, alla letteratura e alla lingua tardoantica, al latino volgare, ma anche ai grandi autori classici, dai comici, a Cicerone, Orazio e Virgilio. L’ampiezza dei suoi interessi, aperti anche alla interazione tra linguistica e neuroscienze e alle nuove tecnologie (sua l’iniziativa di creare un laboratorio di Digital Humanities in Dipartimento, assieme ai suoi collaboratori), ne fanno un caso eccezionale, in una cultura sempre più specialistica. 

Nel tempo ha costruito una rete di rapporti veramente straordinaria, all’insegna della ricerca, ma anche dell’amicizia e della convivialità, affiancato dalla moglie Lucia Montefusco, latinista e classicista nell’Ateneo bolognese, con cui ha condiviso vari interessi di ricerca, promuovendo iniziative e convegni internazionali. 

Convinto sostenitore di una ricerca aperta al dibattito contemporaneo, ha avviato fin dagli esordi del progetto Erasmus una serie di scambi internazionali (tra le sue sedi di scambio Amsterdam, Edinburgh, Göttingen, Heidelberg, Liège, Louvain, Madrid, Montpellier, Newcastle, Nijmegen, Oslo, Oviedo, Toulouse, Warwick), che hanno portato all’estero centinaia di studenti bolognesi e ne hanno portato a Bologna altrettanti.