Unibo Magazine

Per secoli, i paleontologi hanno estratto fossili dalla roccia, cercando di svelare i segreti del passato remoto del nostro pianeta. Eppure, martello e scalpello non bastano, spesso è necessaria la capacità di "vedere" attraverso la roccia. Necessità a cui risponde oggi la Tomografia Assiale Computerizzata, meglio conosciuta come TAC.

La mostra “PALEOTAC. Come guardare attraverso i fossili” racconterà dal 13 dicembre al 17 maggio, presso la Collezione di Geologia “Museo Giovanni Capellini (Via Zamboni 63, Bologna), come l’utilizzo della TAC ha recentemente trasformato l'indagine paleontologica, aprendo nuove frontiere nella comprensione dell'anatomia, della biologia, dell'evoluzione e persino del comportamento di animali estinti da milioni di anni.

Fino a pochi anni fa, infatti, “vedere” attraverso i fossili era possibile solo sezionando i reperti, una tecnica efficace, ma che li danneggiava irrimediabilmente e di conseguenza poteva essere utilizzata solo in pochi casi. La prospettiva è radicalmente mutata con l’uso della TAC: i raggi X, alla base di questa tecnologia con cui da oltre 20 anni si indaga il corpo umano, si sono rivelati capaci, a voltaggi più elevati, di attraversare i reperti fossili e garantire un'analisi approfondita senza danneggiarli.

L’esposizione, organizzata dal Sistema Museale di Ateneo dell'Università di Bologna e finanziata nell’ambito del programma di ricerca dello Spoke 4 “Virtual Technologies for Museums and Art Collections” del progetto PNRR CHANGES, guiderà visitatrici e visitatori tra le ricerche condotte dall'Alma Mater con i macchinari TAC dell'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, del Centro di Anatomia - Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell'Alma Mater e di Elettra Sincrotrone Trieste.

Le prime indagini svolte dall’Ateneo risalgono al 2018, grazie a una collaborazione tra il Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali e l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna: utilizzando una delle loro macchine TAC, fu possibile studiare alcuni reperti della Collezione di Geologia “Museo Giovanni Capellini”, tra cui il cranio fossile di un listrosauro del Triassico conservato nelle raccolte museali dal 1932. La TAC ha permesso di evidenziare per la prima volta la struttura interna dei denti e le cavità del cervello in maniera comprensibile.  

Negli ultimi anni, due nuove collaborazioni hanno offerto nuove possibilità: una insieme al Centro di Anatomia del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università di Bologna, che ha recentemente acquistato un nuovo macchinario per la TAC medica esclusivamente dedicato alla ricerca e con cui è stato analizzato un omero patologico di un leone delle caverne, consentendo la scoperta sorprendente di un infortunio dell’animale in vita.

La necessità di “vedere” attraverso rocce molto compatte, dove le potenze delle TAC mediche non sono sufficienti, ha condotto a una nuova collaborazione tra il Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali e il centro di ricerca Elettra Sincrotrone Trieste. Accelerando elettroni quasi alla velocità della luce, il sincrotrone permette di scoprire e analizzare dettagli altrimenti invisibili dei reperti, a patto che non siano troppo grandi. È questo il caso del piccolo coccodrillo Acynodon rinvenuto al Villaggio del Pescatore, un geosito che si trova in Friuli-Venezia Giulia dove è presente una varia associazione faunistica di fine Cretacico, sui cui reperti gli studi con la luce di sincrotrone hanno permesso di svelare dettagli inediti della dentatura e del cranio.

PALEOTAC inaugura inoltre il nuovo allestimento del piano terra della Collezione, arricchito da innovativi apparati digitali (sala immersiva, avatar conversazionali e postazioni di realtà virtuale) e dall’impiego della realtà aumentata per migliorare la fruizione delle collezioni storiche al primo piano.

Nelle giornate di apertura della mostra si svolgeranno anche visite guidate, alle 11 del 14, 21 e 28 dicembre (massimo 10 partecipanti) e un laboratorio didattico per bambine e bambini e ragazze e ragazzi da 8 a 11 anni (massimo 8 partecipanti).

Previsto, infine, nei prossimi mesi un ciclo di tre conferenze: “Il paziente di roccia: utilizzi convenzionali e non della TAC medica”, il 25 febbraio; “Occhi a raggi X: come la TAC può svelare i segreti racchiusi nelle rocce”, il 6 marzo; “C’è un libro al museo. Albi illustrati e divulgazione scientifica”, tra fine marzo e i primi di aprile. Durante quest’ultimo appuntamento sarà presentato il progetto di collaborazione editoriale fra la Collezione di Geologia "Museo Giovanni Capellini" e il Biennio di Illustrazione per l’editoria - Accademia di Belle Arti di Bologna, con un approfondimento dei due progetti realizzati PaleoTAC! Cartoline a cura di Giuseppe Balestra e Sei brutta, Bonnie, fanzine a cura di Victor Annibalini (in vendita nel bookshop del Museo da venerdì 12 dicembre); seguirà un workshop per la realizzazione di un progetto scritto di illustrazione divulgativa.