Dal 7 al 12 ottobre è in programma la seconda edizione di Sensing the Climate, il Festival of Ecological Imagination, a serra madre (Via Castiglione 132/3 - Bologna), in collaborazione con Johns Hopkins University SAIS Europe e Università di Bologna.
Attraverso performance, installazioni, concerti, laboratori e incontri, metterà in dialogo ricerca artistica, scientifica e umanistica per interrogare il modo in cui percepiamo il mondo, produciamo significato e immaginiamo il futuro: la sensibilità ecologica diventa pratica di conoscenza, relazione e trasformazione.
Partendo dalle esperienze della prima edizione 2025 la curatela del Festival condivisa da Nicoletta Tranquillo (serra madre), Nina Hall (JHU) Pierluigi Musarò e Valentina Cappi (UniBO), ha voluto essere essa stessa una pratica ecologica. In un sistema culturale orientato dall’economia della (dis)attenzione è stato scelto di prediligere una direzione circolare, che potesse approfondire il potenziale di ricerca maturato nella prima edizione di Sensing the climate, sostituendo l’ansia della prestazione con la cura, l’attenzione e l’atto politico dello stare.
La crisi ecologica mette in discussione il modo in cui percepiamo il mondo, come produciamo conoscenza, come costruiamo relazioni e come immaginiamo il futuro. Mai prima d’ora abbiamo avuto accesso a una quantità così vasta di dati sullo stato del pianeta, eppure accumulare dati non significa automaticamente comprendere o sentire ciò che sta accadendo. Molti dei fenomeni che definiscono il presente si sviluppano su scale temporali lunghe o su dimensioni geografiche troppo ampie per essere colte direttamente dalla nostra esperienza quotidiana.
È proprio qui che si incontrano la ricerca scientifica e quella artistica. Per andare oltre la separazione tra uomo e natura e mettere in discussione le epistemologie moderne che gerarchizzano i viventi, non basta chiedersi cosa sappiamo del mondo: ma anche come lo conosciamo, con quali sensi, quali corpi, quali gesti. L’intreccio tra scienze sociali, scienze ambientali e linguaggi artistici ci permette di far emergere ciò che i meri dati lasciano fuori campo: le vibrazioni, le percezioni, le risonanze che il corpo registra prima ancora che la mente le nomini. È in questo spazio sensibile che si formano anche l’opinione pubblica e quella politica, restituendo al corpo e ai sensi la loro potenza conoscitiva.