Scorrendo video su TikTok, si può partire da una serie di contenuti che celebrano la cultura, le tradizioni e l’identità locale della Calabria e arrivare rapidamente a video che giustificano o sostengono comportamenti legati alla criminalità organizzata e alla 'ndrangheta. Questa pericolosa “deriva culturale mafiosa” – innescata in modo involontario dagli algoritmi della piattaforma social – è stata messa in luce da uno studio, pubblicato sulla rivista Crime Media Culture, a firma di Anna Sergi, professoressa al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna.
"L’ambiente digitale di TikTok ha la straordinaria capacità di creare delle 'rabbit hole', ovvero delle sequenze infinite di contenuti più o meno connessi tra loro”, spiega Sergi. “La conseguenza è che da forme superficiali e moderate di provincialismo – ad esempio video che celebrano la Calabria come la migliore regione d’Italia, per il suo cibo, la sua cultura, il suo clima – si può passare rapidamente a contenuti più estremi e radicali".
L’indagine ha raccolto oltre mille video pubblicati su TikTok nell’arco di 3 mesi e ne ha poi selezionati 225 per l’analisi di contenuto, commenti e materiale audiovisivo associati, con l’obiettivo di indagare in che modo la celebrazione della cultura locale della Calabria può finire per intrecciarsi con la sottocultura mafiosa. Tra cibo, paesaggi, musica e folklore, nei video individuati si parlava anche dei valori tradizionali dell'identità calabrese come l’onore, la lealtà familiare, la resilienza e le “buone maniere”. Ma questi valori possono essere distorti fino a diventare parte di una sottocultura criminale.
“Un buon esempio è l'idea di ‘onore’ come integrità personale e rispetto sociale, che nel contesto della 'ndrangheta può essere manipolata per giustificare atti criminali”, dice Sergi. “Allo stesso modo, la lealtà familiare, pur promuovendo un senso di condivisione e di unità, può proteggere attività criminali all'interno di una famiglia, favorendo il silenzio e la complicità”.
Trasportate nello spazio di TikTok, le possibili ambiguità di questi valori si distribuiscono su quattro tipologie di contenuti. La prima è quella degli “Ammiratori”: video che si limitano a celebrare apertamente la bellezza dei luoghi, del cibo e delle tradizioni della Calabria. A questi seguono i contenuti “Militanti”, nei quali si aggiungono toni legati alla necessità di preservare e proteggere il patrimonio culturale calabrese da possibili attacchi o interferenze esterne, facendo leva sull’orgoglio e il senso di appartenenza alle proprie radici.
Il passo successivo è quello dei video “Sostenitori”, in cui la celebrazione delle bellezze e della cultura della Calabria si accompagna alla celebrazione della forza e del rispetto associati all'onore, con riferimenti espliciti a latitanti e carcerati da esaltare e spie e traditori da disprezzare. Infine, si arriva ai contenuti “Apologeti”, che supportano in modo aperto e inequivocabile i valori della cultura criminale della ‘ndrangheta, associandoli alla cultura calabrese.
“Questa ultima tipologia di video è caratterizzata da una forma radicale di provincialismo e dalla presenza inequivocabile di valori mafiosi associati alla ‘calabresità’”, commenta Sergi. “Qui il sostegno alla ‘ndrangheta e ai valori della società d’onore è spesso palese, e l’elogio della Calabria si sovrappone a tali valori”.
L'appropriazione di valori culturali e tradizionali condivisi è una delle strategie con cui le organizzazioni criminali ottengono la loro legittimità sul territorio ed esercitano il controllo sulle comunità. L'amplificazione di questi valori favorita dagli algoritmi che governano i contenuti di TikTok rischia quindi, partendo dalla rivendicazione dell’identità culturale calabrese, di arrivare a celebrare il fascino di valori mafiosi o addirittura di giustificarli pienamente.
"Questa analisi mostra in che modo l'ambiente digitale di TikTok possa facilitare un fenomeno di 'deriva culturale mafiosa', da cui la 'ndrangheta potrebbe trarre vantaggio", conferma Sergi. "C'è un processo guidato dagli algoritmi che porta infatti a confondere progressivamente i confini tra la celebrazione del patrimonio culturale e la giustificazione di comportamenti criminali o di valori condivisi con i membri della 'ndrangheta, influenzati a loro volta da ambiguità culturali e da pregiudizi che circondano la 'calabresità'"
Le "camere dell'eco" generate dagli algoritmi di TikTok possono quindi arrivare a celebrare i valori e le attività mafiose come parte della "calabresità", costruendo così un senso di appartenenza che diventa vantaggioso per la sopravvivenza della 'ndrangheta e la resilienza dei clan. Non solo: in questo ambiente, i membri stessi della 'ndrangheta possono diventare "mobfluencer", promuovendo in particolare tra i giovani i propri valori e stili di vita, con immagini e narrazioni che enfatizzano la loro idea distorta di onore e di lealtà.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Crime Media Culture con il titolo “The ‘mafia cultural drift’: A digital ethnography of Calabrian parochialism and ‘ndrangheta values on TikTok”. L’autrice è Anna Sergi, professoressa al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna.