Nuove strategie ecologiche per il restauro e la conservazione del patrimonio culturale. Le ha sviluppate il progetto europeo GoGreen: dopo quattro anni di attività, sono stati presentati nuovi metodi e materiali di trattamento a bassa tossicità, insieme ad attività formative per i professionisti della conservazione e strumenti digitali per confrontare l’impatto ambientale di diversi trattamenti e materiali.
Coordinato dall’Università di Amsterdam, il progetto ha coinvolto 13 università, istituti di ricerca e musei di sette paesi con l’obiettivo di accompagnare il settore della conservazione e del restauro verso un approccio basato sulla sostenibilità, con il superamento dell’uso di solventi tossici, di plastiche monouso e di sistemi di controllo climatico ad alto consumo energetico.
Tra i partner coinvolti, l'Università di Bologna ha partecipato con il Dipartimento di Chimica "Giacomo Ciamician", coordinando le attività dedicate allo sviluppo di metodi più sostenibili per la pulitura delle opere d’arte.
"Si tratta di una fase particolarmente delicata del restauro, che richiede la rimozione selettiva di strati indesiderati, come le vernici invecchiate, con spessori anche dell’ordine di pochi millesimi di millimetro, senza danneggiare i materiali sottostanti, ad esempio la superficie pittorica di un dipinto", spiega Silvia Prati, professoressa al Dipartimento di Chimica che ha guidato il gruppo dell'Alma Mater. "Nell’ambito del progetto abbiamo sviluppato materiali elettrofilati fototermici, incorporando nanoparticelle di melanina all’interno delle fibre: illuminando il materiale con una sorgente LED, possiamo ottenere un aumento controllato della temperatura che favorisce la rimozione selettiva di strati particolarmente difficili da solubilizzare".
In collaborazione con le professoresse Giorgia Sciutto, Chiara Gualandi e Maria Letizia Focarete e con il professor Marco Montalti, il gruppo di ricerca ha infatti perfezionato una tecnologia già oggetto di un brevetto depositato dall’Università di Bologna, basata sull’impiego di tessuti non tessuti ottenuti mediante elettrofilatura. Grazie alla loro elevata area superficiale, questi materiali consentono di trasferire in modo controllato il solvente necessario alla pulitura e di assorbire lo strato di vernice rigonfiato, limitando la necessità di intervenire meccanicamente sulla superficie dell’opera e riducendo la quantità di solvente impiegata.
Un ulteriore punto di forza è la versatilità: cambiando la natura del polimero e incorporando nelle fibre specifici additivi, è possibile adattare le proprietà del materiale alle diverse esigenze di pulitura. L’integrazione degli additivi all’interno delle fibre permette inoltre di limitarne il rischio di rilascio sulla superficie dell’opera.
Alla chiusura del progetto, i partner del consorzio GoGreen si sono impegnati a mantenere attivi e disponibili gli strumenti, gli standard e le risorse nate nel corso dei quattro anni di attività. La definizione e i parametri della conservazione sostenibile, gli strumenti e i modelli di supporto alle decisioni, oltre ai materiali e ai metodi sviluppati, offrono infatti strumenti pratici per integrare la sostenibilità nelle attività quotidiane di conservazione e restauro: un cambiamento che, secondo il consorzio, influenzerà la professione negli anni a venire.