I dati sono la materia prima della ricerca contemporanea: documentano i risultati, permettono di verificarli e riutilizzarli, alimentano nuove domande e rendono possibile la collaborazione tra discipline diverse. Ma come conciliare l’apertura della scienza con la tutela di informazioni sensibili, della privacy e della proprietà intellettuale? E quale deve essere il ruolo di questi dati nello sviluppo di nuovi sistemi di intelligenza artificiale? Se ne parlerà venerdì 9 ottobre nel corso di “FAIRy Day - La gestione dei dati per le sfide della ricerca aperta contemporanea”.
L’appuntamento - promosso dall'Università di Bologna - è in programma alle 9 nella Sala Ulisse dell’Accademia delle Scienze, a Palazzo Poggi (via Zamboni 33), e sarà trasmesso anche in diretta streaming (in entrambi i casi è richiesta l’iscrizione online). Al centro del confronto ci sono due spinte trasformative che coinvolgono l’ecosistema scientifico: la sicurezza della ricerca e l’intelligenza artificiale. Perché i dati non sono solo un prodotto finale da conservare, ma un elemento trasversale dell’intero processo di ricerca, dalle scelte metodologiche alla condivisione dei risultati, fino alla loro valutazione e valorizzazione.
“I dati della ricerca sono un filo conduttore che unisce scienza aperta, valutazione, sicurezza, intelligenza artificiale e interdisciplinarità”, spiega Francesca Masini, Delegata per la scienza aperta, i dati e la valutazione della ricerca dell’Università di Bologna. “Gestirli con attenzione significa favorire la circolazione delle conoscenze e il loro impatto sulla società, integrando apertura e valorizzazione con sicurezza e responsabilità etica: è un tassello fondamentale del processo di ricerca”.
L’evento – con lectio magistralis e tavole rotonde – partirà dal noto principio “as open as possible, as closed as necessary”: rendere dati e risultati accessibili quanto più possibile, prevedendo però le limitazioni necessarie quando entrano in gioco rischi per la sicurezza, usi impropri e informazioni riservate. Mentre nel campo dell'intelligenza artificiale occorre considerare i problemi di governance che emergono quando i dati della ricerca alimentano l’IA, insieme ai vantaggi e ai rischi dell’impiego di questi strumenti sia nell’attività scientifica sia nella gestione dei dati.
Questa seconda edizione del FAIRy Day, dopo la prima tenutasi nel 2024, si inserisce in una fase importante per le politiche europee della ricerca. La Commissione europea prevede infatti di adottare entro il 2026 lo European Research Area Act, pensato per aggiornare e rafforzare lo Spazio europeo della ricerca. Il dibattito nato attorno alla consultazione pubblica sull’ERA Act – a cui ha partecipato anche l’Alma Mater – ha richiamato l’attenzione sulla libera circolazione di pubblicazioni, dati e software, sul diritto alla pubblicazione secondaria, sulla sostenibilità dell’accesso aperto e sulla necessità di combinare innovazione e condivisione delle conoscenze con sicurezza, integrità ed etica.
Su questi temi i punti di riferimento restano i principi FAIR, secondo i quali i dati devono essere rintracciabili, accessibili, interoperabili e riutilizzabili. A questi si affiancano poi gli standard condivisi, le competenze sugli aspetti etici e giuridici e le infrastrutture aperte e federate, come quelle sviluppate nel quadro dello European Open Science Cloud. Strumenti che possono sostenere una ricerca più trasparente e interdisciplinare, ma anche rafforzare la sovranità digitale europea e ridurre la dipendenza da sistemi proprietari difficili da controllare.