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Un giardino Unibo tra i vincitori del concorso OrtoGiardino 2018

Si chiama "Dicotomia": un percorso pensato per far riflettere sull’incuria nei confronti dell’ambiente. Lo hanno realizzato uno studente e una laureata del corso di laurea in Verde ornamentale e tutela del paesaggio dell’Alma Mater


Uno studente e una laureata Unibo, Domenico Dipinto e Marica Succi, entrambi del corso di laurea in Verde ornamentale e tutela del paesaggio
, sono tra i vincitori del concorso OrtoGiardino 2018, competizione di progettazione di spazi verdi legata al salone della floricoltura, orticoltura e giardinaggio che si tiene a Pordenone dal 3 all’11 marzo.

Il loro progetto, intitolato "Dicotomia", diventerà realtà in occasione di OrtoGiardino e il pubblico lo potrà visitare durante tutte le giornate di apertura della fiera. "L'idea - spiegano i due autori - nasce da una riflessione profonda sul rispetto per la Natura. Già dal titolo, ‘Dicotomia’, è possibile cogliere un significato di bivalenza contrapposta che si riflette nel duplice atteggiamento dell’uomo nei confronti della Natura: amore e noncuranza".

Il giardino pensato dai due giovani progettisti è un spazio che mette al centro chi lo visita, trasformandolo in attore, con indicazioni da seguire e attività da svolgere. Un percorso capace di far riflettere sull’incuria nei confronti dell’ambiente. "Vogliamo denunciare la noncuranza nei confronti della Natura - continuano i due studenti premiati - e stimolare tutti ad agire con consapevolezza. Con piccoli gesti possiamo contribuire tutti a migliorare la situazione, andando incontro alle esigenze della Natura, che tutto sommato ci chiede solo un po’ di amore".

Chi visiterà "Dicotomia" sarà non solo spettatore, allora, ma anche attore, con indicazioni da seguire e attività da svolgere. Si comincia con un cumulo di cartacce, che diventano palline da lanciare per fare centro in appositi canestri, e di seguito ci sono dei fiori da raccogliere. A questo punto si incontrano delle piante appese che richiamano la Aokigahara, la famosa foresta giapponese dei suicidi: non è però l’uomo a suicidarsi, ma la Natura ferita. Qui troviamo il nodo centrale dell’installazione, un cartello con le parole "Pensa, forse non stavi recitando, eri solo te stesso". Siamo a metà del giardino, e da qui inizia il percorso di redenzione. Anche se ferita, la Natura accoglie il visitatore, che potrà piantare dei semi e suggerire buoni propositi per il rispetto dell'ambiente, riflettendo e confrontandosi sull’esperienza appena vissuta.