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Gli algoritmi che decidono i prezzi dei prodotti online possono imparare a colludere senza lasciare tracce

Una volta messi in competizione tra loro c’è il rischio che gli algoritmi colludano aumentando i prezzi ben oltre il livello competitivo, a danno dei consumatori


Sempre più spesso, quando facciamo acquisti online, soprattutto sui grandi portali di e-commerce, i prezzi che vediamo non sono scelti da esseri umani ma vengono fissati da algoritmi alimentati da intelligenza artificiale. Cosa succede però quando due di questi sistemi si trovano a competere tra loro? La risposta arriva da un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna, e non è rassicurante.

Studiando l’interazione reciproca tra algoritmi di prezzo, gli studiosi hanno infatti notato una tendenza molto forte di questi sistemi a convergere verso prezzi elevati invece di competere tra di loro, in modo del tutto simile a quanto avviene nei cartelli di imprese. In poche parole, gli algoritmi imparano a colludere per aumentare i guadagni, a danno dei consumatori.

COLLUSIONE ALGORITMICA
Per realizzare lo studio – disponibile su SSRN - Social Science Research Network – i ricercatori hanno progettato due semplici algoritmi alimentati da intelligenza artificiale e li hanno messi a competere l’uno contro l’altro in un mercato virtuale con un semplice obiettivo: massimizzare i profitti. Immediatamente, i due sistemi concorrenti hanno iniziato a rispondere alle scelte reciproche, adattando le loro strategie e finendo per aumentare i prezzi ben oltre il livello competitivo. E quando uno dei due algoritmi ha provato a guadagnare mercato riducendo l’importo del prodotto, l’altro ha rapidamente risposto adattando la propria offerta, dando così vita ad una guerra di prezzi da cui è riemerso spontaneamente l’originario “equilibrio” di collusione.

“La cosa preoccupante – spiega Emilio Calvano, uno degli autori dello studio – è che questi algoritmi non lasciano alcuna traccia che possa ricondurre ad un comportamento concordato. I sistemi che abbiamo analizzato imparano a colludere unicamente attraverso prove e tentativi, senza conoscenze pregresse dell’ambiente in cui operano, senza comunicare tra loro e senza essere istruiti ad agire in questo modo”.

QUALE REGOLAMENTAZIONE
In un panorama che vede da un lato la continua espansione del commercio online e dall’altro un’evoluzione sempre più rapida dei sistemi di intelligenza artificiale, questi risultati non sono certo rassicuranti. Ma cosa si può fare per evitare che fenomeni di questo tipo diventino la norma?

“Il rischio di ‘collusione algoritmica’ e le possibili politiche per cercare di controllarlo sono già oggi al centro di un vivace dibattito di policy”, dice ancora Emilio Calvano. “Le opzioni in campo sono diverse: un sistema di test preventivi per il controllo di algoritmi di questo tipo prima della loro diffusione sul mercato, la capacità delle imprese di sviluppare algoritmi assicurandoli da possibili effetti indesiderati, l’azione di autorità indipendenti che operano per controllare il rispetto delle regole sulla concorrenza”. Con ogni probabilità, insomma, una regolamentazione di questi nuovi sistemi sarà presto necessaria.

I PROTAGONISTI DELLO STUDIO
Lo studio è stato pubblicato su SSRN - Social Science Research Network con il titolo “Artificial Intelligence, Algorithmic Pricing and Collusion”. Gli autori sono ricercatori e docenti dell’Università di Bologna: Emilio Calvano, Giacomo Calzolari, Vincenzo Denicolò, Sergio Pastorello.

Per l’Alma Mater sono coinvolti i dipartimenti di Scienze Economiche e di Scienze Statistiche. Sono coinvolti inoltre la Toulouse School of Economics, il Centre for Economic Policy Research e lo European University Institute.